Le interviste di FotoUp

In nome di Tina

Il racconto di una giornata passata con Riccardo Toffoletti, fotografo friulano che ha dedicato la sua vita alla riscoperta e alla valorizzazione della figura di Tina Modotti

 

di Amedeo Novelli 

 

Quando entriamo nello studio in via Mazzini, nel centro di Udine, capiamo subito di non essere in uno dei tanti studi fotografici sparsi per l'Italia, ma in un posto speciale. Sui muri spiccano due ritratti di Tina Modotti, uno è quello di Edward Weston, l'altro è un ingrandimento di un fotogramma di The tiger's coat, opera hollywoodiana del 1920. Lungo le pareti ci sono poi molti quadri appoggiati a terra e, come scopriremo solo in seguito, la scrivania cui ci sediamo per la nostra chiacchierata con Riccardo Toffoletti altro non è che una delle casse di legno che compongono la mostra “Tina Modotti. Arte, Vita e Libertà” che sarà esposta a Guadalajara in Messico a partire dal prossimo 30 novembre e fino alla fine dell'anno. Si tratta dell'ennesimo risultato del Comitato Tina Modotti di cui Toffoletti è l'anima e che dai primi anni Settanta si è dedicato alla conoscenza e alla valorizzazione della vita e delle opere di uno dei personaggi più interessanti del primo Novecento.

 

Riccardo_Toffoletti
 

 

 

La nascita del Comitato Tina Modotti

Era la primavera del 1971 e il Circolo culturale Elio Mauro a Udine, città natale di Tina Modotti, incaricò Riccardo Toffoletti di coordinare una serata di poesia e musica spagnola in onore dei superstiti friulani che dal 1936 al 1939 avevano combattuto per la libertà della Spagna. Tra i numerosi invitati c'era anche il senatore Vittorio Vidali, passato alla storia anche con il nome di Comandate Carlo J. Contreras del Quinto Reggimento spagnolo, che fu compagno di Tina Modotti negli anni delle lotte politiche dal 1930 al 1942. Fu il suo racconto della meravigliosa storia di questa donna, ma soprattutto fu un regalo tanto inaspettato quanto prezioso a cambiare la vita di Riccardo Toffoletti come fotografo e come uomo. Si trattava di una piccola pubblicazione in lingua spagnola, stampata in Messico nel marzo del 1942 per ricordare Tina a due mesi dalla sua scomparsa, avvenuta il 5 gennaio 1942. Quel piccolo libretto che conteneva qualche fotografia, la biografia e numerose testimonianze è stata la vera scintilla, l'incipit di questa storia che ha portato alla riscoperta di Tina Modotti.

 

Riccardo_Toffoletti
 

 

Con l'aiuto di Vittorio Vidali, che da anni cercava l'occasione per far conoscere la storia di questa donna straordinaria, Toffoletti riuscì in poco tempo a raccogliere una buona quantità di opere originali, provenienti soprattutto dal Messico e relative oltre che al lavoro di Tina anche a quello di Edward Weston, fotografo americano che fu maestro e amico della Modotti durante i suoi anni messicani.

Dopo non poche difficoltà, nel marzo del 1973, finalmente vide la luce la prima ampia iniziativa dopo oltre trent'anni di oblio interamente dedicata alla figura di Tina: insieme alla mostra frutto di due anni di un intenso lavoro di ricerca, venne infatti presentato anche il libro "Tina Modotti, garibaldina e artista". Da quel giorno il lavoro del Comitato non si è più fermato, realizzando decine di altre iniziative in Italia e all'estero che hanno portato alla pubblicazione di numerose altre opere monografiche e all'allestimento di mostre, studi e dibattiti su questa importante figura del primo Novecento.

 

Il fotografo

L'essersi dedicato anima e corpo per oltre trent'anni alla riscoperta della figura di Tina Modotti alla fine ha significato rinunciare almeno in parte anche alla valorizzazione del proprio lavoro di fotografo. Riccardo Toffoletti, sebbene vanti nel suo portfolio una serie di reportage di grandissimo valore sembra quasi che si sia dimenticato di divulgare i propri lavori o di promuovere in qualche modo la propria carriera, almeno nella misura in cui avrebbero meritato le sue immagini. Come per esempio nel caso del reportage effettuato sulle Valli del Natisone nel 1968 e che fu al centro di un episodio importante del ‘68 udinese, con un dibattito pubblico organizzato alla Galleria del Centro Friulano Arti Plastiche, proprio in occasione della mostra. Un lavoro di denuncia che indagava sulla drammatica situazione di una zona di confine, a ridosso della cortina di ferro. Una terra prosciugata dall’emigrazione, con un’agricoltura incapace di assicurare condizioni di vita degne di questo nome, uno scarso interesse industriale, e governata da una classe politica che proponeva improbabili piani di sviluppo turistico, totalmente sorda alle necessità di una popolazione ormai disperata. Una situazione che il lavoro di Riccardo Toffoletti rese alla perfezione attraverso le immagini dei paesi desolati, dei volti segnati dalla fatica degli anziani e dagli sguardi disillusi delle donne e dei bambini.

 

Riccardo_Toffoletti
 

 

Fotografie che trovano nel formato quadrato della Rolleiflex e nella crudezza del bianco e nero la loro sublimazione e che contrastano in maniera stridente con l'immagine rasserenante del paesaggio disegnato dal lavoro dell'uomo proposto dalla politica e dalla relativa propaganda. Un lavoro di indagine, reso difficile dalle servitù militari che impedivano qualsiasi tipo di ripresa panoramica e reso possibile soprattutto dalle relazioni umane che Toffoletti riuscì a instaurare con la popolazione di queste valli. Sguardi che vanno oltre le apparenze della pittoresca vita del montanaro e svelano una realtà di stenti e abbandono, testimoniata dalle figure di persone ritratte sulla soglia del nulla, in attesa di una fine che giorno dopo giorno si concretizzava davanti ai loro occhi.

Un lavoro di documentazione e denuncia che oggi, 40 anni dopo, appare ancora più potente e importante in virtù di ciò che seppe presagire. Quegli stessi luoghi, infatti, sono diventati inadatti alla vita e l'avanzamento del bosco, che ha cancellato i segni del lavoro dell'uomo, ne è la testimonianza emblematica. Anche per questo il Centro Studi Nediza ha deciso di riscoprire il reportage di Riccardo Toffoletti sia sotto forma di mostra, sia come libro.

 

Riccardo_Toffoletti


Archivio      set 22, 15:09