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Intervista

Intervista a Gianluca Colla

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Quando finirà la corsa al megapixel?
Credo mai, forse rallenterà. Io penso comunque che il punto non sia esattamente questo, in fondo le aziende continuano ad innovarsi come hanno sempre fatto. E’ la cultura con cui noi ci avviciniamo alla tecnologia che deve essere misurata. Le aziende metteranno sempre un pixel in più piuttosto che una nuova caratteristica, adesso per esempio c’è il video. Magari negli ultimi tre anni siamo passati da 6 a 24 megapixel, adesso si rallenterà e ci si contenderà la parte video che oggi è 1080 pixel, tra qualche anno chi lo sa.

E naturalmente ci si dovrà adeguare anche per quanto riguarda i supporti…
Certamente, più sono grandi i file più i computer devono essere capienti e veloci. Così come gli hard disk esterni o i sistemi di archiviazione. Io per esempio, nel mio piccolo, ho diversi terabyte di archivio: tre copie a Zurigo, una quarta su server, in più alcune copie tra Reggio Emilia e a Parma dove vive la mia famiglia. Insomma arrivo ad avere otto copie di tutto, se facciamo due conti il mio archivio è di circa 2 terabyte e mezzo, tradotto sono 18 terabyte totali di paranoie, probabilmente (ride). Però diciamo che se dovesse succedere qualcosa, per adesso mi sento abbastanza sicuro.

Che poi paradossalmente, nonostante i grandi formati, la qualità delle immagini, la gara tra le aziende di settore, sui giornali online sono richieste foto a 72 dpi, spesso foto inviate dai fotoamatori o foto che hanno uno scopo del tutto diverso da quello dell’informazione…
Ed è per questo che secondo me adesso i megapixel e la qualità cresceranno nelle attrezzature d’uso quotidiano, per esempio i cellulari, l’iPhone, le compattine. I dispositivi popolari, chiamiamoli così, che arrivano ad avere anche 15 megapixel e poi non funzionano ad alta sensibilità ISO.
Il vero problema del digitale però, secondo me, è che sta distraendo dallo scopo. Io inizio sempre i miei corsi dicendo “ricordatevi che il digitale è un mezzo e non è un fine”, perché il rischio che si sta correndo è proprio questo spostamento d’attenzione dalla foto alla macchina fotografica.


Gianluca Colla



E le reazioni quali sono?
Molta gente si fissa su diatribe inutili. Se invece di preoccuparsi che i pixel della Canon 5D Mark II siano meglio o peggio di quelli della Nikon D700 ci preoccupassimo dove sta andando la fotografia e uscissimo fuori a fare delle belle foto al tramonto, sarebbe meglio per tutti. C’è addirittura chi si arrovella sul fatto che il 200mm f/2 della Canon - che è un’ottica che costa 6000 euro - sia più nitida se montata sulla 5D Mark II e un po’ meno sulla 1D. Ma chi lo compra il 200mm a 6000 euro?
Molti probabilmente si accaniscono sul mezzo anche per paura della novità, dopotutto il digitale è un mondo ancora sconosciuto ed anarchico, non ci sono canonizzazioni né regole ufficiali. Ci sono mille modi diversi per ottenere lo stesso risultato, al contrario di quanto avveniva prima con la pellicola. Un tempo il fotografo finiva il suo lavoro con il click dello scatto e poi gli non restava che affidarsi ad un bravo stampatore che seguiva una prassi consolidata in oltre cento anni di storia. Che la marca fosse Kodak o Fuji, la temperatura di sviluppo era comunque 37,8°.
Nel digitale probabilmente non si arriverà mai alla standardizzazione dei procedimenti. Non male se fosse gestito bene il cambiamento. Purtroppo quello che si sta verificando oggi è che la preoccupazione di saper usare la macchina fotografica è più forte della voglia di uscire a fare una bella foto.

Come si fa una bella foto?
Non lo so, una bella foto non è sicuramente oggettiva. Per me è una bella foto è una foto emozionale, se vogliamo semplificare. Una foto che emoziona, che muove. Una foto che ti fa rallentare passandoci davanti, che ti costringe a guardarla perché ti ha colpito immediatamente.

Tu dove trovi il bello nella fotografia?
Io, come credo quasi tutti, ho iniziato fotografando i paesaggi per poi accorgermi che mi piaceva fotografare la gente. Man mano che vincevo la timidezza capivo che per me la fotografia era interfacciarmi con delle persone, perché la cosa che più mi piace è entrare con discrezione nella vita delle persone, fotografarle e raccontare le loro storie.
Poi come fruitore sono più aperto che come creatore di foto. Nel senso che apprezzo tutte le belle foto, mi piace tanto il bianco e nero quanto il colore, mi può piacere anche una foto sfocata quando magari io invece cerco di farle sempre nitide. Ad ogni modo se l’immagine mi emoziona, per me è sempre riuscita indipendentemente dal fatto che sia reportage, macro, natura, moda.

 

Gianluca Colla






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