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Intervista

Ernesto Bazan, il fotografo poeta

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Fotogiornalista dice di no. Fotografo di strada, forse. Ernesto ama definirsi piuttosto "Fotografo Poeta" e bastano pochissimi minuti per capire che è proprio questo che cerca nella fotografia: la poesia della vita

di Rosa Pugliese

 

Ernesto, come hai iniziato a fare il fotografo e come sei arrivato a Cuba?
Io sono nato a Palermo, in Sicilia. Tutto è iniziato grazie ad un sogno che ho fatto a 17 anni. Questo sogno è avvenuto qualche settimana prima che facessi l’esame di maturità al liceo Classico, che ho odiato con tutte le mie forze. Ho sognato 4 parole: devi fare il fotografo. Il giorno dopo ho comunicato ai miei genitori che avrei fatto il fotografo e da quel momento sono passati ben 32 anni e continuo a farlo. Mi piace dire che sia stata una rivelazione, un’energia divina che mi accompagna giornalmente. Più tempo passa più sento che questa essenza mi accompagna, mi protegge e mi apre nuovi cammini.
Dopo questo sogno sono andato prima a New York a studiare fotografia alla School of Visual Art, dopo 4 anni ho avuto la fortuna di entrare immediatamente a far parte dell’Agenzia Magnum. Questa esperienza, però, fortunatamente per me è stata un’esperienza breve perché io sono un tipo di fotografo che non rientra all’interno degli schemi Magnum. E’ stato bello farlo così presto, perché così ho potuto demistificare un mito e andare avanti.
A Cuba ci sono arrivato per la prima volta nel 1992, per caso. Mi sono innamorato dell’isola e dopo qualche viaggio sono riuscito anche a capire perché questo innamoramento a prima vista. Ho capito che da quando ho iniziato a fotografare, nel ’77 più o meno, continuo a cercare la mia infanzia siciliana.

 

Ernesto Bazan


Quindi per te la fotografia ha un significato molto intimo e personale che va al di là del senso che tutti gli attribuiscono…
Si, ritrovare le atmosfere, un uomo molto più a misura di se stesso, della vita. Tutte cose che stiamo perdendo abbastanza rapidamente. Quindi mi ritrovo a fotografare realtà in cui questo connubio tra uomo e natura o tra uomo e vita è ancora ben equilibrato.

Cosa ti ha dato Cuba in termini fotografici, ma anche in termini umani?
Cuba mi ha cambiato la vita completamente. Intanto perché ho incontrato mia moglie, Sissy, con cui ho avuto due gemelli. E mi ha cambiato la vita anche dal punto di vista professionale, perché grazie alle mie foto cubane ho vinto dei premi importanti nel mondo della fotografia internazionale.

 

 

Ernesto Bazan


In questi giorni stai presentando un libro dal titolo BAZAN CUBA in cui i due nomi si intrecciano alla perfezione. E’ davvero così?
C’è stata una simbiosi straordinaria. Il motivo per cui abbiamo messo il mio cognome così, legato al nome Cuba, è perché a Cuba mi chiamavano tutti Bazan. Sento molto forte l’unione tra me e l’isola.
La soluzione grafica la devo invece ad una mia studentessa argentina.

A proposito, so che hai tanti studenti...
Si. Non ricordo neanche come è iniziato, ma nel 2002 mi sono reso conto che mi stavo annoiando a fotografare per le riviste. Stanco di tutto mi sono dato all’insegnamento e ai Workshop. Lentamente questi workshop sono diventati la fonte principale con cui vivere, ne faccio 10-11 l’anno in particolare in America Latina, uno solo in Sicilia nel periodo pasquale, e uno a New York dove ho ancora casa. Ma soprattutto, grazie a questi workshop ho iniziato ad avere il grande privilegio di scattare solo ed esclusivamente le mie fotografie e di insegnare ai miei allievi a crescere rapidamente. Io amo tornare negli stessi posti, sono convinto che solo così si riesca a scavare nella realtà e a cogliere quella che chiamo la quinta essenza del nostro vivere.

 

 

 


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