Le interviste di FotoUp

Porto Franco


Chi è Brando Cimarosti, Come sei diventato fotografo?
A dire il vero quasi per caso. Terminati gli studi all' ITSOS di Milano volevo entrare alla scuola di cinema per fare l'operatore video, ma proprio in quel momento mi si è posta la possibilità di fare l'assistente a Paolo Sacchi, un professionista eclettico che abbraccia tutti i campi della fotografia, dal ritratto allo still life fino alle presentazione multivisione con decine di proiettori in sincrono. Parliamo degli anni 90 e il pc non esisteva ancora o quasi.
Dopo questa esperienza ho deciso di rimanere nell'ambito della fotografia.
In seguito ho lavorato con Franco Capra, fotografo still life, che mi ha dato importantissime nozione sull'illuminotecnica e dopo 2 anni con Maria Vittoria Bachaus, una collega con una creatività davvero impressionante.
A 27 anni sono diventato assistente freelance e ho lavorato con moltissimi fotografi sia italiani che internazionali. Questo periodo è stato utile per capire il mondo della fotografia, le redazioni, i contatti con il clienti, il sapersi vendere. In parallelo al lavoro strettamente commerciale ho iniziato a produrre reportage durante i miei viaggi. Dal 2000 ho iniziato la mia carriera di fotografo freelance collaborando con agenzie e privati. In questo periodo mi sono specializzato in fotografia d'interni senza abbandonare la mia passione per i reportage che a volte diventa una necessità.

In che senso?
La necessità di raccontare storie e questioni sociali con le mie immagini penso derivi dal background familiare, in quanto mia madre è nata in Egitto da genitori di origine greca e mi sono state trasmesse entrambe le culture. Non mi sento solo italiano e ho il bisogno profondo di raccontare come in questo mondo globale diverse culture si incontrano e scontrano, come accaduto con Porto Franco.


Porto Franco



Parliamo di Porto Franco, come ci sei arrivato?
Sono entrato in contatto con l'associazione Iride che si occupa di mediazione culturale che stava iniziando un progetto di integrazione attraverso il calcio, Con le  comunità più numerose della zona,  senegalesi e marocchine. In parallelo al calcio avevano in progetto di produrre un libro di interviste sui partecipanti. Mi sono appassionato subito e ho iniziato a collaborare aiutando l'associazione. Grazie a Simone, l'allenatore e “fratello maggiore” di tutta la squadra, e Andrea Parri [il curatore] ho iniziato a seguire gli allenamenti della squadra, sono stato ospite nelle case delle famiglie dei calciatori, insomma ho iniziato a passare molto tempo con loro, iniziando a scattare. Il progetto fotografico è durato un paio di mesi. La regione toscana aveva promosso un torneo di calcio interculturale in cui partecipava anche il Porto Franco, che inaspettatamente ha vinto il Torneo.


Porto Franco



Come hai affrontato questo lavoro tecnicamente?
Ho lavorato con un F90X con grandangolo 24mm e uno zoom 28-70mm con una pellicola Kodak TRI-X  tirata a 3200 per le riprese in notturna degli allenamenti. Ho privilegiato l'atmosfera rispetto alla qualità dell'immagine. La grossa difficoltà da punto di vista tecnico era lo scatto in notturna con i giocatori “neri”. Ho quindi cercato di lavorare con luce/controluce, silhouettes, utilizzando la luce dei riflettori dell'impianto sportivo e lavorando sul movimento. Alcune foto sono state studiate, la cover ad esempio, altre, improvvisazione pura.


Porto Franco



Analogico o digitale?
Lavoro prevalentemente in digitale con una Nikon D200 e uso Nikkor 24-70 mm, ma non ho dimenticato l'analogico. Lavoro con il medio formato su progetti commissionati da riviste, perchè la qualità è decisamente migliore. Le redazioni lasciano campo libero, sta a me la scelta. Spesso uso polaroid proprio per agevolare il rapporto con le redazioni.


Porto Franco



Che consigli dai agli appassionati che vogliono diventare fotografi professionisti?
Il consiglio che vorrei dare a tutti coloro che vogliono fare della propria professione la fotografia, è di mettersi alla prova senza aspettare troppo tempo, dopo 4-5 anni di assistenza si è pronti ed è necessario affrontare questo difficile mondo.
Poi, diversificare i propri clienti, proporsi alle riviste ma non disdegnare le collaborazioni con le agenzie (anche di stock) stando però attenti a scegliere un partner capace di valorizzare il tuo lavoro.


Porto Franco



Sei soddisfatto del tuo lavoro?
Sono una persona che ha sempre il bisogno di mettersi alla prova, ho bisogno di cambiare spesso, spostarmi, muovermi. Vedere come cambia il mondo. Scatterò per tutta la vita, è la mia passione. Questo lavoro mi dà la possibilità di essere ovunque, non mi lega a nessun posto e mi lega a tutti. Questa è una delle grandi conquiste.


Brando Cimarosti Photographer
www.flickr.com/photos/brando_cimarosti/


Toscana

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