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Passione andina

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Bolivia - Danile Poli

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Chi è Daniele Poli, come sei diventato fotografo?

Ho 35 anni sono nato di passaggio a Lodi da genitori livornesi e vivo e lavoro a Milano, più o meno da sempre. La passione per la fotografia l’ho ereditata da mio padre, le prime foto le ho scattate con la sua Asahi Pentax. La decisione di diventare fotografo, ossia di usare l’obiettivo come strumento di indagine e di comunicazione, è nata nel 1988, quando all’età di 16 anni mi sono iscritto all’Itsos di Milano con il sogno di fotografare le Ande e i suoi misteri.

Bolivia - Danile Poli

Come sei arrivato ad un reportage sulla Bolivia?
Dopo anni di lavori in pubblicità, nella moda e nello spettacolo ho voluto tornare ad essere "amatore" e produrre qualcosa “per me” e, guarda caso, sono ricomparse le Ande.
Nella preparazione al viaggio ho scoperto che in Bolivia, Paese che riassume tutte le contraddizioni e le bellezze del Sud America, grazie anche al presidente indios Evo Morales stava nascendo qualcosa di nuovo, bello e avvincente.

Come hai affrontato questo lavoro tecnicamente?
Ho deciso di partire con il bagaglio più leggero, aperto e "panoramico" possibile. Infatti, mi sono portato la mia Hasselblad x-pan con una borsa colma di rullini, per lo più diapositive a colori ma anche pellicole infrarosso, colori e b/n, un mio vecchio amore tornato in auge dopo la visione dello splendido film "Yo soi Cuba". Ho scelto di lavorare in pellicola perché la sentivo più adatta a quello che volevo fotografe e perché per questioni ambientali, polvere e sbalzi di temperatura, mi dava più affidabilità.


Bolivia - Danile Poli


Nel tuo reportage c'è anche molta "cronaca", come mai?
Negli stessi giorni della mia permanenza era previsto, il 6 agosto 2006 per l'esattezza, la festa dell’indipendenza boliviana e l’inaugurazione della Costituente, nata per la riscrittura della Costituzione che dopo 500 anni riconosceva ai popoli nativi, gli indios, leggi e diritti di governare. Volevo esserci a tutti i costi. Scendendo dal lago Titicaca sono andato a La Paz, la capitale costruita a 4.000 metri di altitudine, per cercare (invano) di farmi accreditare alla costituente che avrebbe avuto luogo a Sucre, sede del tribunale costituzionale.
Decido lo stesso di andarci e con un po’ di fortuna, con l'aiuto dell'ambasciata italiana e con la gentilezza dei boliviani, partecipo a tutti gli indimenticabili e emozionanti momenti della festa.
Sono riuscito a fotografare più volte Evo Morales e il suo vicepresidente filosofo Linera in tutti i luoghi di cerimonia e nello stadio dove il presidente cocalero, con la maglia numero 10, giocava a calcio, con grande vigore.
Per raccontare la Bolivia e in particolare quella andina sono stati imprescindibili i lunghi viaggi in pullman, la discesa nella miniera di Potosi, una sorta di Eldorado che in 500 anni di sfruttamento ha contato circa 8 milioni di morti-schiavi, l'escursione nel Salar, un deserto di sale a 5000 metri di altezza e la visione delle piantagioni legalizzate di foglie di Coca, differente dalla cocaina, pianta sacra e ricca di proprietà mediche ed alimentari.


Bolivia - Danile Poli


Sei soddisfatto del tuo lavoro?
Sono molto soddisfatto di questo lavoro  perché  “occhio, cuore, mano e testa” erano insieme, sono invece un po' meno soddisfatto dell'attenzione che i media italiani hanno dedicato e dedicano al Sud America di oggi, un interessante laboratorio socio-politico che sta partorendo soluzioni creative e innovative.

Un consiglio a chi vuole diventare fotografo?
Fai  tanta esperienza, nutriti di tecnica e digeriscila, e se senti che ti sta per divorare e immobilizzare, dimenticala. La fotografia è fatta da esseri umani che usano la macchina fotografica per rappresentare e comunicare qualcosa, non da macchine fotografiche: quelle sono gli autovelox.
In ultima analisi consiglierei ad un fotografo di costruirsi pensando di essere egli stesso uno strumento che "disegna con la luce" osservando, sentendo e vivendo per creare quello che definirei la “fotografia teoretica”, ossia che indaga e costruisce con passione la realtà per desiderio di conoscenza.

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