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21.03.12 - Workshop nei capi profughi Sahrawi

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Sta per partire la quarta edizione del Workshop di fotografia nei Campi profughi Sahrawi organizzato dal fotografo Giulio di Meo con la ong Arcs.

I Saharawi
Sarà a tutti gli effetti un viaggio attraverso il quale si tenterà di conoscere e raccontare la difficile realtà in cui sono costretti i Saharawi. L’odissea di questo popolo inizia nel 1975, quando il Marocco, nonostante il parere contrario delle Nazioni Unite e della Corte Internazionale di Giustizia, invade il Sahara Occidentale ex spagnolo. I primi campi profughi, ancora in territorio Sahariano, vengono bombardati con napalm e fosforo bianco, nell’indifferenza quasi totale dei governi e dell’opinione pubblica internazionale, come da miglior tradizione dei conflitti africani. Questo spinge la popolazione saharawi a chiedere ospitalità all’Algeria, e solo sotto la sua ala protettrice comincia a riorganizzarsi. Vengono costruiti i campi profughi dove tuttora vivono più di 300000 persone nonostante le terribili condizioni ambientali. I prodotti che i Saharawi ne ricavano sono appena sufficienti ad integrare l'alimentazione dei bambini e degli anziani, ma la sopravvivenza di questo popolo è strettamente legata all'invio di aiuti umanitari da parte delle nazioni europee. Le scuole e gli ospedali costruiti in pieno deserto Algerino testimoniano la determinazione e la voglia di vivere dei saharawi ed allo stesso tempo garantiscono un livello di istruzione che stupisce se si considerano le enormi difficoltà logistiche ed economiche con cui questo popolo deve quotidianamente misurarsi.

Programma e costo 
Il corso prevede la permanenza nei campi profughi della Wilaya di El Ayoun. Gli studenti saranno ospiti presso le famiglie saharawi, in modo da conoscere da vicino le condizioni e le tradizioni di questo popolo. Il primo giorno, dopo la sistemazione e le presentazioni, verranno visionati i portfoli dei vari studenti e successivamente illustrate le tecniche e i consigli utili per introdurci nel mondo della fotografia sociale. Ogni giorno si andrà in giro per i campi profughi, tuffandosi in pieno deserto, nella quotidianità di questo splendido popolo; si entrerà nelle loro tende, si ascolteranno le loro storie, si assaporerà l’aroma dei loro buonissimi thè pronti ad imprimere su sali sensibili le emozioni. Le serate invece verranno dedicate all’editing del lavoro svolto, discutendo e confrontando le varie fotografie. Da qui verranno selezionate insieme le immagini che diventeranno alla fine il frutto del viaggio. Ogni studente, comunque, alla fine del corso dovrà raccontare con un gruppo d'immagini la sua personale esperienza. Sarà inoltre realizzata una presentazione video con i migliori scatti dei partecipanti. La quota di partecipazione è di 1.500 euro e comprende viaggio, vitto e alloggio, assicurazione e spostamenti interni. Al rientro in Italia, i migliori scatti saranno utilizzati per comporre una mostra fotografica che sarà promossa all'interno del circuito Arci.

Contenuti del Corso
Il corso sarà diviso tra diversi momenti: una parte teorica, una parte pratica e una di critica e selezione dei lavori.

Periodo 
Pasqua 2012

Per iscrizioni
campilavoro@arci.it

info@giuliodimeo.it

Il workshop sarà tenuto da Giulio Di Meo, fotografo professionista particolarmente impegnato nel campo del reportage sociale. Dal 2002 è impegnato in un ambizioso progetto fotografico, “Riflessi antagonisti”, che si è già tradotto in due mostre fotografiche: “Riflessi Cubani” e “Tra cielo e terra” sulla favela di Santa Marta del 2005. Di Meo dal 2004 lavora in stretto rapporto con l’Arci e collabora con numerose altre associazioni impegnate nel sociale: Libera, Amici Rom, Fiori di strada (Italia); E.C.O, Il sorriso dei miei bimbi, M.S.T. “Sem Terra”, Roupasuja (Brasile); Alas de esperanza (Perù); Ass. Italia-Cuba, Si por Cuba (Cuba); Nshc, Sos Villaggio del Fanciullo (Serbia), UiKi Curdi (Turchia), Fronte Polisario (Algeria). A Gennaio 2008 ha presentato a Firenze la mostra “Casa Luzzi, vive”, storia dell’occupazione dell’ex sanatorio Luzzi da parte del Movimento di Lotta per la Casa, insieme a 350 famiglie di immigrati. Nel 2008 ha avviato altri due progetti: “Sguardi Resistenti” sui partigiani e “Fiori di strada” sulla vita delle prostitute. Da 6 anni tiene corsi sulla fotografia sociale in Italia e diversi workshop in vari Paesi del sud del mondo. Di Meo, ama definirsi “fotografo di strada”. È solo camminando e vivendo tra la gente, immergendosi completamente nella realtà e condividendo la vita sociale del paese, del luogo, del contesto, in cui ci si trova che si può cercare di racchiudere in un fotogramma la poesia del quotidiano. Di Meo ha ascoltato molto, e ne ha fatto immagini, non permettendo che il tempo, o quella Storia che e’ una dama rosa che premia solo i vincitori, si dimenticassero di tutti quegli attimi fatti passare in sordina. A quegli attimi ha dato una luce, con quegli attimi cerca l’indignazione di fronte all’ingiustizia. 





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