News
23.01.08 - EOS 1Ds, prova sportiva
Il primo test cui abbiamo sottoposto la Canon EOS 1Ds è per così dire “fuori dalle regole”. Per le sue caratteristiche tecniche la 1Ds tutto può fare tranne che lo sport, almeno inteso in senso classico. Da una reflex che ha un super sensore da 21 megapixel, infatti, non si può certo pretendere anche una raffica elevata. Nonostante ciò e per motivi professionali, ce la siamo portata dietro al Palasesto, l’impianto di pattinaggio sul ghiaccio alle porte di Milano, dove stiamo lavorando a un reportage sulla squadra italiana delle Hot Shivers, che si allena duramente in vista dell’importante appuntamento internazionale della Spring Cup (9 e 10 febbraio). A far compagnia alla EOS 1Ds, abbiamo portato con noi l’altra Mark III, la 1D, che di contro è decisamente tagliata per lo sport, insieme a una dotazione di obiettivi di tutto rispetto: il nuovo Canon EF 16-35 LII, un EF 50mm 1.4 e un EF 100-400mm L IS USM.
Condizioni difficili
Riprendere un allenamento di pattinaggio sincronizzato non è una cosa semplice. Il primo problema da considerare è che per motivi di budget, per gli allenamenti l’impianto di illuminazione viene utilizzato per un terzo della sua potenza. Tradotto in termini pratici, impossibile pensare di lavorare a meno di 800 ISO per i ritratti e fino a 1600 ISO per le immagini delle pattinatrici in movimento. Rispetto a quello che si può pensare guardando questo sport in televisione, dove il tele toglie la profondità all’immagine, c’è da tenere presente che gli atleti pattinano a grande velocità, rendendo pressoché indispensabile lavorare ad almeno 1/100 di secondo per non rischiare di ritrovarsi con un “eccesso” di immagini mosse. A questo quadro di per se complesso, bisogna aggiungere un altro paio di particolari. Le difficoltà di esposizione, dovute soprattutto al bianco del ghiaccio che genera un fastidioso riverbero della luce, accentuato dalle condizioni di scarsa illuminazione e, dulcis in fundo, difficoltà di inquadratura dovute sia alla presenza di 16 pattinatrici che si muovono in modo sincronizzato, sia alle balaustre utilizzate dalla squadra di hockey che di fatto costringono a scattare o dalle tribune o dalla porta che dà accesso al campo dalle panchine.
Una situazione davvero difficile, per cui occorre una buona esperienza tecnica, braccio fermo per i tanti panning necessari, più la solita dose di colpo d’occhio, prontezza di riflessi e fortuna (per dirla elegantemente). A seconda dell’obiettivo usato di volta in volta, come accennato in precedenza abbiamo variato la sensibilità ISO nell’intervallo compreso tra 800 e 1.600. La modalità di ripresa utilizzata più a lungo è stata la priorità di tempi (regolando l’otturatore su valori compresi tra 1/100 e 1/250 di secondo). Con il tele a 400mm è stato sempre necessario lavorare a 1.600 ISO e a massimo 1/100 di secondo. Viceversa con il 50mm abbiamo lavorato anche in manuale, variando di molto la profondità di campo, specie nei ritratti. Qualche scatto è stato fatto anche in Program per farci un’idea delle scelte operate di default dall’esposimetro della 1Ds.
In affanno ma non troppo
Criticare la EOS 1Ds per le sue prestazioni “velocistiche” sarebbe fin troppo facile. Se esiste una dote in cui l’ammiraglia Canon non può eccellere questa è la velocità della sua raffica. Non si tratta di un difetto, ma della conseguenza logica dell’avere come “motore” un sensore full frame da 21 megapixel. Certo se comparata alla sua cugina 1D, la 1Ds fa una brutta figura, ma almeno per sport come il pattinaggio artistico, la differente velocità delle due macchine ha pesato in misura minore di quanto fosse logico aspettarsi. Certo nel nostro mirino è comparsa più volte la scritta “busy” facendoci perdere più di un fotogramma, ma nel complesso non abbiamo sofferto troppo, specie se si considera che abbiamo sempre utilizzato la modalità RAW+L. In sintesi, sebbene i risultati ottenuti abbiano superato le nostre aspettative, la EOS 1Ds conferma di non essere adatta anche alla fotografia sportiva. La nuova ammiraglia Canon esprime le sue doti al meglio soprattutto in studio, dove tutti i suoi megapixel possono fare davvero bella mostra di se.
Un discorso a parte, infine, lo merita l’autofocus, che è parente stretto di quello della 1D e che si è comportato benissimo, sia in modalità scatto singolo, sia AI SERVO e a prescindere dalle scelte relative al numero e alla posizione dei punti AF.
Mi presento, sono supercropping
Rivedendo le immagini sul computer ci siamo immediatamente resi conto della prima conseguenza della presenza di un sensore da 21 megapixel: le dimensioni del file. Grazie anche all’effetto generato dal vedere nuovamente il 16mm comportarsi da 16mm e non da 24mm, le immagini scattate con il grandangolo appaiono davvero “gigantesche”.
Oltre 5000 pixel, però, significano anche una buona garanzia in fatto di cropping. Premesso che in generale non siamo tra i fautori di questa “soluzione”, poiché l’inquadratura resta la base di ogni fotografia, poter disporre di immagini tanto grandi consente di recuperare molte immagini in post produzione. Un fattore chiave, specie in situazioni come questa, dove l’inquadratura “perfetta” può essere spesso danneggiata da una mano, una testa o un pattino che entra male ai lati della fotografia. Una situazione che si è verificata più o meno nel 30% delle immagini che abbiamo scattato alle pattinatrici. Sebbene nel complesso la 1Ds perda il confronto diretto con la 1D Mark III, almeno in questa prima prova “sportiva”, le ampie possibilità di cropping hanno permesso di supplire in parte al problema della minor quantità di scatti realizzati, aumentando la percentuale di immagini “utili”, seppur a patto di un piccolo intervento in più con Photoshop.
La qualità del file
Paragoni diretti tra le foto scattate con la EOS 1D e quelle realizzate con la 1Ds non sono tecnicamente possibili. Abbiamo infatti usato la 1Ds come “spalla” alla 1D per realizzare un lavoro vero e non abbiamo avuto il tempo o la possibilità di pensare a scatti comparativi o simili. Per di più si consideri pure che questo tipo di fotografia da un punto di vista tecnico non rappresenta certo il terreno “ideale” per valutare la qualità delle immagini, specie di una reflex da 21 megapixel. Con queste doverose, premesse, guardando attentamente i file e osservandone gli istogrammi, abbiamo potuto riscontrare un’ottima qualità media, con un elevato numero di dettagli e tante “informazioni” anche in corrispondenza delle zone più scure o più chiare di ciascuna immagine. La resa dei particolari è rimasta sempre buona, anche a 1600 ISO, dove la sensazione è che il livello di rumore sia più o meno sullo stesso livello della 1D Mark III, che a questo proposito non se la passa affatto male. Ovviamente, anche in questo caso è doveroso rimandare considerazioni e analisi ulteriori a quando avremo effettuato i test specifici, già previsti in “scaletta”.
Conclusioni
L’esperienza sul campo “sportivo” con la 1Ds è un “fuori programma” che abbiamo vissuto con curiosità in prima persona. Una prova come detto in precedenza, effettuata forse nell’unico settore della fotografia precluso alla 1Ds, quella della cronaca sportiva. Nonostante ciò e contrariamente alle aspettative, se si esclude qualche momento di attesa passato ad aspettare lo svuotamento del buffer, la super reflex Canon se l’è cavata bene. Il fatto di poter contare su inquadrature grandangolari fino a 16mm, le grandi dimensioni del file (e le conseguenti possibilità di cropping) e, ovviamente, l’ottima qualità delle immagini, hanno reso meno “insopportabile” il fatto di non poter avere a disposizione la raffica della 1D Mark III. Anche se il pattinaggio conferma che lo sport non è il campo di applicazione elettivo della 1Ds, le buone prestazioni messe in mostra sul ghiaccio dimostrano per esempio che la nuova ammiraglia Canon può tranquillamente affrontare anche il reportage. A meno che non siate seguaci di Ed Kashi.
Archivio
gen 23, 13:53

