Si è svolta a Roma con una cerimonia durata complessivamente tre settimane, la rappresentazione tantrica del “mandala”. Eccone il resoconto fotografico. Dalla sua costruzione alla sua distruzione
di Riccardo Mattera
L’appuntamento era stato programmato per la gioia dei molti appassionati e seguaci del Buddhadarma che si sono radunati intorno al piccolo palco, eretto nell’ex Galleria Colonna oggi Galleria Alberto Sordi.
Con il supporto della direzione della Galleria e grazie alla sensibilità di commercianti e cittadini questa lunga "performance" si è svolta in perfetta armonia.
La rappresentazione tantrica del mandala (termine sanscrito della parola Tibetana Kilkhor) potrebbe essere spiegata con il concetto di “circonferenza e centro” ma semplifcando, la sua realizzazione e distruzione, sono strettamente connessi alla meditazione e al concetto di illuminazione perfetta.
Il disegno è la rappresentazione vista in pianta del palazzo celeste in cui dimora l’essere illuminato, cioè la divinità che risiede nella terra pura.
Il mandala di Roma è stato realizzato dai monaci del monastero di Gaden Jangtse utilizzando tecniche antiche come la filosofia che praticano. Attraverso la meditazione del mandala hanno cercato di liberarsi delle sofferenze dell’esistenza ciclica (samsara), composta di infinite rinascite prive di libertà.
Il mandala è stato infine distrutto in senso antiorario.
Le sue sabbie, anziché essere disperse nel fiume come da rituale, sono state sparse in aria nelle quattro direzioni e poi offerte ai moltissimi presenti. Sia la meditazione che le sue sabbie infatti, non sono benefiche solo per i praticanti ma vanno a beneficio di chiunque. Preghiere e inno nazionale Tibetano hanno concluso la cerimonia.
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