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Barbiana e don Lorenzo Milani

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Viaggio a Barbiana, piccolo centro dell'Appennino fiorentino dove per anni visse e insegnò don Milani, una delle figure più libere e rivoluzionarie della chiesa cattolica del secolo scorso

di Francesco Manganelli

Arrivare a Barbiana, un non paese fatto di quattro case sparse tra le colline del Mugello sopra a Firenze, anche oggi è un'impresa. Il navigatore non ci arriva neanche vicino, i cartelli stradali sembrano messi apposta per farti perdere e a chiedere informazioni non si ricava granchè; perfino il cellulare non prende.
L'ultimo tratto di strada è ancora sterrato come negli anni '50.

Eppure in questo non paese di quattro case sparse, dal 1954 al 1967 è vissuto uno degli uomini più straordinari del '900, don Lorenzo Milani.


 Passati i “festeggiamenti” per i quarant'anni dalla morte ( 26 Giugno 1967), passata l'eco mediatica dei “pellegrinaggi laici” più o meno illustri, oggi a Barbiana è tornato il silenzio.
Ho cercato di documentare questo silenzio, rotto solo da brevi brani delle sue lettere, curate da Michele Gesualdi e pubblicate in Italia da San Paolo.

Ai Giudici
“Su una parete della nostra scuola c'è scritto grande I Care. E' il motto intraducibile dei giovani americani migliori. Me ne importa, mi sta a cuore . E' il contrario esatto del motto fascista Me ne frego."

Ai Giudici
“La luce elettrica a Barbiana è stata portata quindici giorni fa, ma le cartoline di precetto hanno cominciato a portarle a domicilio fin dal 1861."

Ai Cappellani Militari
“Aspettate ad insultarli (gli obiettori di coscienza, n.d.r.). Domani forse scoprirete che sono dei profeti. Certo il luogo dei profeti è la prigione, ma non è bello stare dalla parte di chi ce li tiene.”

Ai Cappellani Militari
“Ma se ci dite che il rifiuto di difendere se stesso e i suoi secondo l’esempio e il comandamento del Signore è estraneo al comandamento cristiano dell’amore, allora non sapete di che Spirito siete! Che lingua parlate? (…) Se non volete onorare la sofferenza degli obiettori, almeno tacete!”

All'Arcivescovo di Firenze
“Ho badato ad accettare in silenzio perchè volevo pagare i miei debiti con Dio, quelli che voi non conoscete. E Dio invece mi ha indebitato ancora di più: mi ha fatto accogliere dai poveri, mi ha avvolto nel loro affetto. Mi ha dato una famiglia grande, misericordiosa, legata a me da tenerissimi ed insieme elevatissimi legami. Qualcosa che temo lei non abbia mai avuto.”

Al direttore didattico di Vicchio
“A Barbiana i bambini hanno scioperato per qualcosa di molto più sacro che non siano i nazionalismi di stampo fascista, hanno scioperato perché vogliono più ore di scuola cui hanno diritto, perché vogliono che lo Stato rispetti di più la loro dignità di cittadini, di figli di elettori sovrani e di contribuenti.”

Lettera dei ragazzi di Barbiana ai ragazzi di Piadena
“I giorni di scuola sono 365 l'anno. 366 negli anni bisestili. La domenica si distingue dagli altri giorni solo perchè prendiamo la messa. Abbiamo due stanze che chiamiamo officina. ....Abbiamo 23 maestri! Perchè, esclusi i sette più piccoli, tutti gli altri insegnano a quelli che sono minori di loro.”

Testamento di don Milani
“Caro Michele, Caro Francuccio, cari ragazzi...Ho voluto più bene a voi che a Dio, ma ho speranza che lui non stia attento a queste sottigliezze...”

 





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