Onda Anomala
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A cura della redazione
Facciamo l’ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuole fare la marcia su Roma e trasformare l’aula in alloggiamento per manipoli; ma vuole istituire, senza parere, una larvata dittatura. Allora che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito?....Comincia a trascurare le scuole pubbliche, screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a fovorire le scuole private
Pietro Calamandrei, 11 febbraio 1950
Se ci colleghiamo ad uno degli innumerevoli siti universitare dedicati alla riforma Gelmini siamo spesso accolti da un grande “io non ho paura”, e in questo autunno 2008 stretti tra la crisi economica e esternazioni minacciose e contradditorie da parte delle istituzioni, ci vuole un certo coraggio a metterci la faccia e difendere la presenza dello Stato come garanzia di qualità e democrazia.
Maria Stella Gelmini è riuscita nell’impresa, saldare generazioni diverse, posizioni politiche agli antipodi, da Comunione e Liberazione a Forza Nuova all’Unione degli Studenti, ricostruire l’unità sindacale in un momento in cui non prendevano un caffè allo stesso bar neppure sotto minaccia, consolidare le famiglie dove, mamma, papà e figli fanno fronte comune e si scambiano informazioni “di servizio”, tutti uniti questa volta dal timore di perdere uno di quei “diritti” che nelle società occidentali è fondamento della democrazia e della convivenza civile.
Una sistema scolastico che garantisca qualità, indipendenza, pluralismo e universalità di accesso, indipendentemente dal ceto sociale, dalla religione, dal credo politico, dagli orari di lavoro a cui sono sottoposti i genitori e dia dignità e strumenti adeguati a professori, maestri e ricercatori.
Senza entare nel merito delle motivazioni che hanno portato ad inserire nel Decreto 133 il maestro unico, sopprimere i plessi scolastici periferici e con “piccoli numeri in termini di alunni”, non prevedere la stabilizzazione di coloro che fanno ricerca e innovazione, sottrarre risorse agli istituti svuotando di fatto il tempo pieno, ridurre gli insegnanti di sostegno e provocare un deflusso verso le scuole private da parte di coloro che hanno le risorse economiche per “poter scegliere”.
Qualche ragione ci deve essere, e forse sarebbe bene cominciare a dialogare e non minacciare l’uso della forza o attribuire a manipoli di provocatori il montare di quest’Onda che piano piano sembra assumere dimensioni del tutto imprevedibili.
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