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Orgosolo

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Orgosolo (pronuncia Orgòsolo) è topònimo, cioè nome di luogo, di origine antichissima. Si fa risalire al termine οργάσ-οργέ, greco antico, col significato di terra fertile, terra umida. Ipotesi consolidata dal fatto che in lingua sarda, e nella variante orgolese in particolare, le voci òrga e orgòsa indicano un sito ricco di sorgenti, come in effetti è il centro storico del paese.
Foto di Alessandro Mazziotti
Testo di Serena Sechi

Le immagini proposte rispecchiano una realtà locale, legata al lavoro, alla terra . La realtà di un popolo che crede fortemente nella forza delle proprie mani, del proprio lavoro.

E proprio i murales di Orgosolo sono il manifesto di un’energia di ribellione che sale dal basso, dalla vera cultura locale, di gente che vive orgogliosamente di pastorizia e agricoltura

Il primo murale fu realizzato nel 1969 da un gruppo anarchico milanese che si firmarono “Dioniso”, erano gli anni della contestazione giovanile ma si può affermare che il fenomeno muralistico a Orgosolo sia nato nel 1975, quando il professor Francesco Del Casino, senese di nascita ma sposato e residente ad Orgosolo, inizio la sua opera di abbellimento di alcune pareti spoglie con l’aiuto degli studenti della locale scuola media. 


Orgosolo


Il suo singolare stile pittorico caratterizza i murales sulla denuncia delle ingiuste reclusioni, le condizioni delle carceri, la sofferenza di detenuti e familiari, la vita del latitante e ed una serie di dipinti a sfondo politico tra cui il volto di Gramsci. Negli anni 80, con l’attenuarsi della tensione politica, Del Casino dipinse scene di vita quotidiana: uomini a cavallo, donne con in grembo i propri figli, pastori che tagliano la lana alle pecore e contadini con in mano la falce.

Inizialmente i murales, oggi circa 150, rappresentarono fatti legati alla resistenza contro i nazisti ed i fascisti, per poi rivolgersi a problematiche di politica locale e internazionale, o fatti molto più attuali come l’istituzione del parco del Gennargentu. La tecnica di pittura più utilizzata è quella del “vero fresco”, in cui i vari pigmenti vengono applicati direttamente sulla superficie del muro appena intonacato, permettendo così il completo assorbimento dei colori.

Gli alunni invece sono soliti utilizzare un episcopio, strumento che può proiettare una qualsiasi immagine sul muro: dell’immagine proiettata vengono poi tracciati i contorni ed infine si procede a colorare le varie parti. Chiunque può lasciare il suo contributo all’abbellimento delle vie del paese, molto gradito è stato il murales di alcuni turisti tedeschi che ringraziavano Orgosolo per l’ospitalità, raffigurando un gruppo di persone che siedono ad una tavola conversando e bevendo allegramente; il murales riporta la seguente scritta: Grazie della vostra grande ospitalità ad Orgosolo.
   







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