Too young fighters, ovvero combattenti troppo giovani. Sono quelli fotografati su un ring a Yangon, tra l'indifferenza di un pubblico sereno come se fosse alla prima della Carmen
di Marcello Russo
In questo clima surreale, quasi da festa paesana, si consumano piccoli drammi di ragazzi dallo sguardo spento, costretti a rischiare più di qualche frattura nella speranza di aggiudicarsi una manciata di dollari. Vanno incontro al loro destino con un sorriso rassegnato, lo stesso disarmante sorriso che gli adulti spesso esibiscono come una sorta di antidoto contro sofferenze e vessazioni.
La vita da queste parti è decisamente dura, la dittatura militare che da tempo governa il Myanmar contro ogni principio democratico e violando ogni diritto umano, mette davvero alla prova la resistenza della popolazione.
Questo genere di incontri avviene solitamente al riparo da incursioni turistiche, i motivi riecheggiano nel rumore di ossa e carne che si infrangono: gomiti, ginocchia, mani e piedi, rigorosamente nudi, che colpiscono con impressionante durezza.
Tutto intorno la folla continua a divertirsi, quasi a lasciare intendere che in fondo tutto è normale, tutto è inevitabile, tutto si può accettare con la serenità di un sorriso.
Qui a Yangon, ex capitale del Myanmar
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