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Il “Caos Calmo” di Tsukiji

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Il quatiere di Tsukiji a Tokio ospita il più grande mercato del pesce al mondo. Un luogo incredibile per gli "occidentali" dove le specie più pregiate sono vendute all'incanto e quotate come i titoli in borsa, tra tecnologia e tradizione

di Gianfranco Spatola

Alle cinque del mattino le prime luci dell’alba rischiarano il golfo di Tokio con i suoi grattacieli, con la sua vita frenetica di metropoli moderna.

Una sorta di “Caos calmo” agita un quartiere artificiale animando il più grande mercato del pesce del mondo. Nel quartiere artificiale di Tsukiji, creato interrando parte del golfo di Tokio, a quest’ora, 65.000 persone arrivano e iniziano qualcosa che per chi guarda dall’esterno ha del miracoloso.
Superate le porte e appena entrati nell’area del mercato si viene investiti da una confusione di persone e piccoli carretti che corrono ad una velocità impressionante in tutte le viuzze di questa città del pesce. Voci si rincorrono da un banco all’altro stabilendo prezzi e incitando all’acquisto o anche semplicemente a visionare la merce. Sui banchi si trova tutto quello che si può immaginare venga dal mare e tutto di dimensioni esagerate.


Il “Caos Calmo” di Tsukiji


Per i pescatori che arrivano dalle battute oceaniche di pesca al tonno, la prima sosta obbligata è quella di recarsi al tempio Tsukiji Hongan-ji per pregare e ringraziare di essere tornati a casa. Accanto a loro il commerciante accende un incenso per propiziarsi i buoni affari per la giornata.

Le contrattazioni, le vendite, i trasporti si svolgono con un ordine assoluto e con una organizzazione perfetta, senza interruzioni, senza apparente rumore, un “Caos calmo” appunto.
Questa gigantesca macchina perfetta però, spesso, tende ad incepparsi per l’enorme quantità di turisti che affollano il mercato e che senza rendersene conto complicano con una invasività irrazionale un meccanismo altrimenti perfettamente oliato, tanto che è notizia di questi giorni che le autorità giapponesi hanno deciso di limitare l’ingresso al mercato ai turisti a causa del disturbo che questi causavano alle contrattazioni e alle normali attività.



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