Foto di Lucia Puricelli
Antonia Baehr era seduta davanti alla finestra del suo piccolo ma elegante appartamento di Berlino.Era impegnata in una conversazione esistenziale con uno dei suoi mille sé.
Faceva correre una mano fra i capelli drasticamente rasati e si interrogava: se mi vedessi in mezzo ad un gruppo di vivaci personaggi, come potrei descrivermi? Quella con i capelli castani? Quella che si veste bene? Quella con i baffi, che fuma la pipa? No, si disse, lasciando uscire il fumo dalle sue labbra verso il soffitto. No. Io mi descriverei come colei che ride. Quella a cui piace ridere.
Quella che spesso è vista ridere.
Nell’Aprile 2007 la Baehr cominciò a lavorare a quest’opera monumentale chiedendo ad un gruppetto di amici e conoscenti di donarle per il suo compleanno una partitura di risate. Le partiture sarebbero dovute essere composizioni per Antonia sola sul palco, di una durata variabile fra i cinque e i quindici minuti incentrate sull’atto del ridere, e non sul desiderio di essere divertenti.
Musicisti, artisti visuali, danzatori e performers così come membri della famiglia Baehr risposero all’invito con 20 partiture di grande varietà. Le partiture più severe furono originate dai suoi genitori: il padre le assegnò un ampio progetto di ricerca sul loro comune albero genealogico di risate e la madre testò l’abilità della figlia nel ridere a comando e, nel contestare l’integrità della risata artificiale, pose in questione le premesse fondamentali del progetto.
Durante il processo di lavoro la Baehr invitò gli autori delle partiture e altre persone per vederne gli sviluppi in una serie di esposizioni. Le prime due avvennero in The Aula, un auditorium abbandonato di una vecchia scuola. La terza è stata nello Ausland, un luogo situato in una ex casa occupata. Baehr invitò i suoi ospiti ad un aperitivo; l’atmosfera era cordiale: la performance ebbe inizio solo dopo che tutti gli invitati furono arrivati, accolti e ricevettero le loro stuzzicherie.
Una esposizione tipica si compone di 10-14 partiture. Le questioni fondamentali poste sono: il rapporto e la responsabilità del performer nei confronti della partitura dell’autore; il ruolo della risata come comunicazione fra pubblico e performer; la risata e il pathos; la risata e la commedia. La risata come prova di resistenza sportiva, o più precisamente: quanto a lungo può ridere Antonia Baehr? E quanto a lungo il pubblico può guardarla ridere?
Ridere è un lavoro sulla risata. Per tutta la lunghezza dello spettacolo Antonia Baehr esplora questa espressione come entità a se stante, guardandola per quello che è: il suono e la forma, la musica, la coreografia e il dramma, il ritmo e il gesto della risata. Il suo obiettivo non è la commedia, ma la contaminazione è l’inevitabile effetto collaterale che talvolta si fa contagiosamente largo nella quarta parete.
(Da un testo di Lindy Annis)
Antonia Baehr ha co-fondato il collettivo di teatro sperimentale berlinese ex machinis nel 1994.
Si diploma nel 1996 al Department of Film and Media Art alla University of the Arts di Berlino con Valie Export e riceve una borsa di residenza del DAAD ed una Borsa di Merito per la School of Art Institute di Chicago. Qui completa la sua specializzazione in performance-direction con Lin Hixson, membro del gruppo di ricerca teatrale Goat Island, e lavora con William Wheeler.
Antonia Baehr torna a lavorare e a vivere a Berlino nel 2000. Dal 2001al 2003 è co-organizzatrice delle serie Labor Sonor nel KuLe e, nel 2003, co-fondatrice del Festival Radioriff nello Ausland a Berlino. Nel 2006 insegna performance al Kunsthochschule Weißensee. Dal 2006 a 2008, è artista associata al Laboratoires d’Aubervilliers, in Francia. Come coreografa, performer, drammaturga o costume designer, lavora con Valérie Castan, Lindy Annis, Antonija Livingstone, William Wheeler, Eszter Salomon, Petra Sabisch, Susanne Berggren, e Vincent Dupont. Antonia Baehr è anche produttrice del horse-whisperer e danzatore Werner Hirsch, il musicista e coreografo Henry Fleur, come anche del compositore Henry Wilt. E’ co-creatrice delle make up productions, nelle quali lavora con diversi collaboratori, spesso nella forma del role-playing: di prova in prova ciascuna persona è alternativamente performer/ospite o autore/conduttore.
Tutte le Photogallery
Il fotografo delle Polaroid
Intervista a Tano D'Amico
Testimonianze in bianco e nero
Reporter nell'era digitale
Intervista a Denis Curti
Intervista a Mario Spada
Fotoreporter
Kash, tre anni dopo il rapimento
Naturalmente
Intervista ad Alberto Giuliani
Gian Battista Colombo
Gianluca Fiesoli
Lana Slezic
Erin Trieb
Kathryn Cook
Alberto Venzago
Natalie Behring
Bela Doka
Sven Torfinn
Espen Rasmussen
Shoot 4 Peace
Anche tu fotoreporter
Festival della Fotografia Etica
Facce da straniero
Zoo
Sogno svelato
Se la guerra è civile
Liberi!!!
Premio creativo Passaggi
Il mondo NG