di Lorenzo Mini
"Un viaggio attraverso le ex colonie marine presenti sulla riviera romagnola, che occupano grandi porzioni di territorio dei litorali marini e non solo".
La storia delle colonie marine, oggi considerate dei veri e propri relitti del turismo, trae origine in funzione di una malattia divenuta una vera e propria piaga sociale: la scrofolosi. La scrofolosi è una malattia consistente in una linfadenite dovuta ad un'infezione molto simile alla tubercolosi e che colpisce prevalentemente i bambini. Proprio nel corso del Settecento la scienza pediatrica scopre che l'acqua di mare associata al caldo dei raggi solari reca effetti benefici per la cura di questa malattia.
Da una primitiva connotazione di mere case di cura, le colonie assumono con l'andare del tempo anche la funzione di strutture dedicate ai bambini che, nel periodo estivo, le frequentano per irrobustirsi e giocare, divertendosi con i propri coetanei. In epoca fascista le colonie crescono enormemente e vengono frequentate da grandi masse di ragazzi e bambini, e ciò in linea con la politica fascista del sostegno alle famiglie meno abbienti e di maggiore educazione e controllo delle future generazioni. In questo periodo, su iniziativa del P.N.F., di grandi industrie, delle Federazioni dei Fasci locali o dell'Opera Nazionale Balilla vengono edificate enormi strutture che possono ospitare anche più di mille bambini.
I bimbi ospitati vanno a far così parte di cittadelle dedicate all'infanzia, all'interno delle quali si adunano i giovani balilla svolgendo attività fisica, sport, giochi, bagni di sole e di mare.
Attualmente si parla maggiormente di "Soggiorni Estivi", per lo più svolti presso residence ed alberghi a misura di bambino, in luogo di colonie, e gli edifici prima adibiti a colonie estive vengono in parte recuperati ed adattati a case di cura, club velici od altre attività nautiche e marine, ed in parte restano strutture spoglie e fatiscenti sui lungomari delle spiagge romagnole ed italiane in genere: dei veri e propri resti di archeologia balneare. Nel reportage si è preferito risaltare l'aspetto esteriore e paesaggistico che è sotto gli occhi di tutti, mostrando solamente in piccola parte lo stato di degrado ed abbandono che si può trovare all'interno di questi “non luoghi”.
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