di Alberto Greco
Reportage dal Marocco, estremo occidentale del complesso e multietnico continente africano, bivio fra modernità e tradizione e convergenza di spinte contrapposte.
Il costante avvicinamento al modello di vita occidentale (come da ultimo dimostrato dalla recente sottoscrizione degli accordi commerciali con l’Unione Europea) fa da contraltare a forti radici locali a cui il popolo marocchino è ancora saldamente legato e che ne costituisce identità e peculiarità.
Questo reportage, realizzato con un bianco e nero di stampo volutamente tradizionale, vuole tratteggiare aspetti e luoghi tipici della vita marocchina cercando di “isolare” quegli elementi che risultino meno contaminati dal turismo e dalla vicinanza del continente Europa.
Per un occidentale l’impatto con la cultura marocchina è significativo, la vita scorre rumorosamente e disordinatamente dalle medine ai souk, un esperienza lontana dal modello sociale a cui siamo abituati.
La prima sensazione è il disorientamento, travolti da colori, odori e suoni “alieni”. Negozi di spezie, frutta, pesce e carne si susseguono senza soluzione di continuità, avvolti dal un brusio di fondo che caratterizza l’intera città sprizzante di vita.

Le sagome che si incontrano per strada sono i più disparati: donne di cui a malapena si vedono gli occhi, altre che vestono all’occidentale, bambini che giocano sui marciapiedi, anziani che indossano la tradizionale tunica berbera, rumorosi commercianti che vendono improbabili e svariegati prodotti, acrobati ed artisti di strada, indovini e stregoni, incantatori di serpenti, tatuatori all’hennee, artigiani che lavorano il cuoio, la seta ed i metalli e pescatori che trascinano gli strumenti del mestiere.
Tutto intorno, all'ora prefissata, con tono cantilenoso, rieccheggia la voce del muezzin che chiama i fedeli alla preghiera.
Allontanandosi dai centri commerciali o turistici di maggior rilievo e inoltrandosi nell’interno del paese, lo scenario cambia radicalmente. Ci si lascia alle spalle il confuso ed a volte impertinente ritmo della città e si incontrano paesaggi brulli e poveri, sconfinati e fermi, freddi ma rilassanti, aridi ma incantevoli.
Baracche fatiscenti si susseguono ai lati della strada, circondate da gente a piedi che cammina confusamente, apparentemente senza meta. Si attraversano terre sferzate dal vento e greggi di animali che pascolano magramente in paesaggi lunari, irreali e inabitati. In queste zone l’incontro con la vita marocchina è più profondo, meno compromesso dall’esigenze del turismo e forse più toccante.
L’aspetto più sorprendente di questo straordinario paese è l’idea che a sole tre ore di volo da Milano si possa trovare una cultura autentica e vera, certamente in un momento di transizione verso l’occidentalizzazione, ma ancora fortemente attaccata ai propri valori, usanze e costumi e restia ad un cambio radicale verso il progresso che non salvaguardi l’essenza della tradizione.
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