London Street Workers
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di Pietro Francesco DettoriLondra. Per chi non ci vive “Londra” è semplicemente una parola.
Una parola che richiama alla mente tanti significati diversi a cui si sovrappongono varie immagini: la Regina, il Tamigi e i vari bridge, il Big Ben e la ruota panoramica, i grattacieli, i bus rossi e la metropolitana, il mind the gap e le cabine telefoniche.Ma per chi ci vive Londra è soprattutto una città: una metropoli affascinante e unica nella sua complessità, permeata da un’atmosfera difficilmente percepibile dall’esterno anche perché difficilmente comunicabile.
Perché Londra, pur non essendo particolarmente caotica, è complessa, estremamente complessa. Ha più di 7 milioni di abitanti, che parlano più di 300 lingue diverse, di cui solo poco più della metà sono bianchi britannici, gli altri provengono da tutto il mondo: i dati del 2006 indicano che la popolazione nata all'estero di Londra ammonta al 31% della popolazione totale e la tendenza sembra in crescita, o per lo meno stabile.
Per questo Londra, pur essendo fredda, è accogliente: chiunque può sentirsi a casa, ma è facile sentirsi spaesati.
L'East End è la zona che, grazie alla vicinanza al vecchio porto di Londra, è stata tradizionalmente il luogo in cui tutti gli immigrati, arrivati via mare, trovavano la loro prima residenza londinese, punto di partenza per la creazione di una nuova vita, forse migliore di quella appena abbandonata.
Una zona povera, una delle più povere di tutto il Regno Unito, straordinariamente variopinta e vivace, dove ancora si vedono i bambini giocare a palla per strada durante il pomeriggio e le persone parlare agli angoli dei marciapiedi, popolata da persone che lavorano umilmente e duramente.
Proprio a pochi passi dai grattacieli della City, dove gli uomini protetti dai doppi vetri e dall’aria condizionata comprano e vendono e ricomprano e rivendono pezzi di carta, ci sono barbieri, camionisti, lavavetri, commessi dei supermarket, commercianti, operai, giornalai, spazzini, ambulanti che, sudando e faticando per le strade, cercano tenacemente di costruire la propria vita giorno per giorno.
Sono loro gli Street Workers che danno il nome a questo reportage, persone vere, che si esibiscono quotidianamente nelle loro performance lavorative per le strade delle periferie di Londra, ma le cui gesta raramente vengono notate e cantate.
Eppure sono degli eroi, così come tutti gli altri “uomini di buona volontà” sparsi in tutti gli angoli del mondo. Non si parla di loro, è vero, ma per ammirarli basta uscire di casa e scendere in strada, perché come ci ricordava Giorgio Gaber già tanti anni fa:
“C'è solo la strada su cui puoi contare,
la strada è l'unica salvezza.
C'è solo la voglia e il bisogno di uscire,
di esporsi nella strada e nella piazza.
Perché il giudizio universale non passa per le case,
le case dove noi ci nascondiamo.
Bisogna ritornare nella strada,
nella strada per conoscere chi siamo.”
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