Il drammatico conflitto tra vendetta e giustizia ritorna con l’Elettra di Euripide. Elettra, personaggio femminile di grande complessità umana e psicologica, rientra tra le figure mitiche, che nel corso dei secoli hanno ispirato gli scrittori e gli intellettuali.
foto di Gianfranco Spatola
di Roberta Sichera
Un eroina del passato, una donna dei nostri tempi ....Grazie ad una scorrevole traduzione teatrale del libretto, realizzata da Filippo Amoroso, la tragedia è messa in scena in prima nazionale per la stagione del Teatro dei due Mari a Tindari.
Il racconto narra la storia di Elettra, sorella di Oreste, che ha assistito alla uccisione del padre Agamennone, avvenuta per mano della madre Clitemnestra e del suo amante Egisto, divenuto in seguito, Re di Argo. L'abilità del regista, Walter Manfrè, in questa edizione consiste nel modo in cui, viene raccontato e rappresentato il dramma di Elettra.
“Competizione, scontro generazionale, semplice odio fatto di incontenibile rabbia, mitizzazione del padre? – scrive il regista – tutte ipotesi attendibili. Ma credo che Elettra ucciderebbe Clitemnestra anche se la madre non avesse ucciso Agamennone”.
Ad interpretare l’eroina euripidiana, l’attrice Manuela Mandracchia.
L’artista reduce dal successo del premio Eti–Gli Olimpici per il Teatro per la messinscena di “Roma ore 11”, ci consegna una Elettra sofferta, energica e determinata, dando prova di una forte sensibilità interpretativa. La sua Elettra è intensa ed a tratti inquietante. Un personaggio talmente determinato e solido all’interno della narrazione, da riuscire a fare dimenticare che si tratta di un’eroina del mito.
Tra gli altri interpreti sicuramente da segnalare Luigi Diberti attore e doppiatore di grande esperienza che con la sua voce conivolgente e affabulatoria ci accompagna sia nella narrazione che nell’epilogo della tragedia interpretando il pensiero dei Dioscuri e consegnando Elettra e suo fratello Oreste al loro destino di rimorso e dolore.
L’appuntamento con il teatro classico a Tindari si rivela ancora una volta un’operazione riuscita per affermare come la tragedia greca, ancora oggi, sia unica ed immortale e da rappresentare nei suoi luoghi storici. La Cavea di Tindari sospesa sul mare, nonostante il vento, tanto caro a Quasimodo, che a volte, crea problemi di ascolto, diventa il magico contenitore di pensieri antichi, ma ancora attuali, riproponendo un rito catartico e benefico per lo spirito dell’uomo.
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