Non ci sono indicazioni stradali per Roscigno Vecchia. Attraverso il Parco Nazionale Del Cilento e per raggiungerla mi affido all’antica gestualità di un passante del sud che non parla italiano.
di Paolo Tarantini
Ad abitare il borgo è rimasto da solo, Giuseppe Spagnuolo, in piedi, al centro della piazza che aspetta. Ha una folta barba color cenere datata 2000, un cappello alpino con pennacchio e tira intense boccate dalla pipa che non abbandona quasi mai.
“Sono Giuseppe, sono la pro-loco, sono il sindaco, sono il dottore, il muratore e il custode di Roscigno”.
Mi accoglie con queste parole e m’invita ad approfittare della calda luce di fine giornata perché l’indomani sarà brutto tempo. Prendo la macchina fotografica e lascio che mi faccia strada per le segrete vie del borgo.
La maggior parte delle case sono pericolanti, molte crollate per metà e di tanto in tanto spuntano cumuli di macerie a tener vivo il ricordo di quelle passate. Camminiamo e Giuseppe sorride, si mette in posa, si abbandona e parla. Gioca con le parole “più vai a SUD e più tutto diventa asSUrDo”.
Mi narra di quel “furfante” di Garibaldi e dei garibaldini che a suo modo di vedere hanno rovinato l’Italia e condannato il Sud. Gli faccio notare la sua paradossale somiglianza con l’omonimo Garibaldi: la stessa barba e perfino il cappello con tanto di scudetto tricolore ricamato. Gli chiedo del suo lavoro e mi mostra il libretto dicendomi che ha sempre lavorato come manovale, che ha costruito case, ma non abbastanza per avere in cambio la pensione.
Poi mi mostra due case poco distanti tra loro: “Vedi, ho l’imbarazzo della scelta, posso stare un giorno in una e un giorno nell’altra”. All’interno la cucina è attrezzata e sul tavolo c’è un piatto di asparagi selvatici, da lui raccolti in giornata: “Questa mattina ho barattato un po’ di asparagi con del formaggio che mi ha portato un pastore qua della zona”.
Nella stanza adiacente c’è una brandina in cui Giuseppe si abbandona chiudendo gli occhi per qualche minuto. Si desta, cambia il cappello e ridacchiando mi dice che ha intenzione di presentarmi la sua fidanzata. “Sei fidanzato?” gli chiedo perplesso.
“In verità sono sposato”, mi risponde, “vivevo a Roscigno Nuova con mia moglie ma poi è arrivato mio suocero e ho deciso di andarmene perché in una casa più di un uomo non ci può stare!” Poi fa cenno di seguirlo lungo una strada sconnessa che costeggia il perimetro del paese. Ci fermiamo nei pressi di un recinto in legno dove ho l’onore di conoscere Clara, la “famosa fidanzata”, un’asinella molto socievole che si unisce al nostro gruppo. Ora siamo in tre a percorrere le stradine cespugliose di Roscigno.
Mi allontano un po’ alla ricerca della giusta distanza da cui poterli fotografare. Giuseppe è ormai completamente a suo agio tanto che cerca intenzionalmente la posa, con la fierezza e la collaudata esperienza di un attore.
Ci sediamo davanti alla “seconda” delle sue case. Sul terrazzino sventola, sfilacciata, una bandiera americana. Mi offre da bere un bicchiere di vino rosso e brindiamo mentre Clara attenta più volte all’integrità della mia attrezzatura. Ci salutiamo e ringraziamo le ore trascorse insieme. Rimango immobile e scatto l’ultima foto mentre Giuseppe e Clara, volgendomi le spalle, si allontanano
Quello dei bambini stregoni è un morbo che da anni opprime Kinshasa, la caotica capitale della Repubblica Democratica del Congo. L’artefice? Non uno, ma molti. Sono infatti le varie sette pentecostali, qui carismatiche e persuasive come nessun’altra istituzione religiosa
In occasione dello spettacolo di apertura della XIII edizione del Danae Festival, FotoUp, media partner della manifestazione, ha organizzato un workshop sulla gestione del mosso in fotografia. Ecco le foto dei 20 partecipanti
Le immagini della festa tenutasi a Bresso per il 52imo anniversario dell'indipendenza della Nigeria. Un momento importante per un Paese diviso ora anche dal conflitto religioso
di Alessandro Zenoniani Il Myanmar (ex Birmania) è un paese bloccato dal 1962, da quando il generale Ne Win effettuò il colpo di stato militare e governò attraverso un Consiglio rivoluzionario dopo aver sospeso la Costituzione del 1947 e sciolto il parlamento
di Gimmi Corvaro Valle del Belice, nella notte tra il 14-15 gennaio 1968 un evento sismico di magnitudo 6,4° della scala Richter colpì un territorio a cavallo tra le province di Agrigento Trapani e Palermo