Allʼindomani del disastro iniziano i progetti di riqualificazione delle zone terremotate. Artisti di fama mondiale e architetti progettano opere monumentali, pensano e realizzano strutture faraoniche, come la nuova Gibellina, senza pensare minimamente alla popolazione.
Nulla viene fatto per far sì che lʼemigrazione, già pesante in queste zone, non subisse una nuova accelerata. Così per anni questi paesi non hanno avuto strade, la ferrovia Salaparuta-Castelvetrano che collegava la maggior parte dei centri distrutti dal sisma con la costa fu totalmente dismessa e mai più ricostruita.
Gli anni successivi al terremoto furono ricoperti da appalti, stanziamenti, progetti e poco più.
"Qui la gente è stata uccisa nelle fragili case e da chi le ha impedito di riappropriarsi della vita col lavoro" così scriveva Danilo Dolci un intellettuale siciliano che negli anni intraprese una lotta a favore della popolazione e contro il malaffare politico-mafioso.
I paesi colpiti dal terremoto vennero abbandonati per ricostruirne di nuovi.

Paesi ricostruiti su modelli scandinavi desueti senza nessuna attenzione alle storie architettoniche del posto, senza nessuna preoccupazione verso la gente che li doveva vivere.
Poggio Reale vecchio è uno di questi. E' il simbolo di tutto quello che è stato fatto dal 16 gennaio 1968 ad oggi. Da lontano il paese sembra ancora intatto, un panorama perfetto: il campanile di una chiesa e tanti tetti. Passo dopo passo la visione cambia. Poggio reale è un recinto vietato per motivi di sicurezza al pubblico. Molti lo chiamano paese fantasma. Ma i fantasmi sono bagliori di vita dopo la morte, Poggio Reale non sembra morto ma solo ferito e sospeso, in letargo. Un paese abbandonato nellʼora del disastro.
Dopo quarantʼanni il poggio degno di un re è fermo a quella notte.
Percorrendo il corso si attraversa il teatro e decine di abitazioni, ne visitoqualcuna, dalla finestra di una di queste si vede la splendida Chiesa Madre e il Campanile, i simboli del paese.
A Piazza Elimo la piazza principale, è facile trovare qualche anziano che dopo il terremoto, dopo aver vissuto nelle baracche e ora nella nuova Poggio Reale, torna a rivivere i luoghi della città antica.
Uscendo dal borgo mi lascio dietro il lento avanzare delle pecore e il richiamo fermo di un pastore.

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