Ogni regime tenta di soffocare libertà di espressione e qulasivoglia voce possa essere discordante dalla "versione ufficiale". Ogni regime teme che queste voci possano mostrarlo per come esso è. La democrazia, un Onda Verde, malgrado la repressione non si plachi, in patria così come in esilio
di Vincenzo Cammarata
Forse la Lega dovrebbe prendere esempio dall’Iran. Forse no. Del resto, non basta esibire, nei corridoi di Roma così come a Pontida, una cravatta, una pochette o – in versione proletaria – una maglietta, rigorosamente verdi per riabilitare un colore che, ormai desaturato nella versione ecologica, nel mondo è stato riabilitato e promosso a simbolo, protagonista di una stagione di lotta, fatta di manifestazioni, di ideali e di speranza di democrazia.
E pensare che comunque rimane anche il colore simbolo di gran parte del mondo islamico – sì, quello stesso “verde Padania” di cui sopra – proprio lui.

“Verde” è nuovamente “onda”, “sussulto” e assume anche le sembianze di una ragazza, una giovane ragazza, colpevole di rivendicare pubblicamente, con altri suoi concittadini, il diritto di partecipare alla cosa pubblica.
Il 26 giugno 2009, l’Iran, quello progressista, mostrò a tutti un’arma molto più potente di quella atomica. Un’arma che spesso paesi che comunemente vengono definiti democratici hanno dimenticato di rivendicare: il diritto alla democrazia. Quel giorno vennero organizzate manifestazioni e veglie in tutto il mondo, anche Milano la ebbe la sua in Piazza Duomo.
In città più piccole, come Lugano, per molti fu anche l’occasione per conoscere una parte della numerosa comunità iraniana, di assaggiare dolci al miele e scambiare qualche parola. Proprio come una veglia funebre persiana, vivendo insieme il lutto per la morte della democrazia.

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