Sono disegni volgari, parolacce, oltraggio agli avversarti politici, ma anche incitamento a una squadra, dichiarazioni d’amore, talvolta disegni coloratissimi. Sono i graffiti, le scritte sui muri, per qualcuno addirittura moderna versione delle pitture rupestri preistoriche.
Un'espressione artistica dalle antiche origini dunque e che è proseguita ininterrotta nei secoli. Basti pensare all’archeologo Giovanni Belzoni, il cui “scoperto da G. Belzoni” campeggia sulle pareti spoglie della piramide di Chefren, in Egitto.
Writers a Roma. Oggi
Gli autori sono talora anonimi, talora conosciuti fra un ristretto gruppo di writers, i ragazzi che fanno dei graffiti una vera e propria forma di arte contemporanea.
Contro di loro tuonano le amministrazioni locali, i “benpensanti”, anche se non sempre quello che un graffito copre è meglio del graffito stesso.
Spesso i graffiti colorati danno nuova vita a muri grigi di anonimi palazzoni di periferia, colorano treni e metropolitane altrimenti tutti uguali o foderati da messaggi di pubblicità. Colorano un mondo grigio, scelto sbrigativamente grigio e triste da qualcuno che non ci vivrà mai. Ovviamente molti sono lungi dall'essere dei capolavori, ma alcuni lasciano a bocca aperta o fanno riflettere.

Da Wikipedia Italia
Il Graffiti Writing, spesso erroneamente definito Graffitismo, è una manifestazione sociale, culturale e artistica diffusa in tutto il pianeta, basata sull'espressione della propria creatività tramite interventi sul tessuto urbano. Correlata ad essa sono gli atti dello scrivere il proprio nome d'arte (tag) diffondendolo come fosse un logo.
Il fenomeno prende le mosse dalla pittura murale (murales - disegni su muro), e viene spesso associato ad atti di vandalismo, poiché numerosi adepti utilizzano come supporti espressivi mezzi pubblici o edifici di interesse storico e artistico. Generalmente, il nocciolo di writers più vicini ad un serio lavoro di ricerca artistica considerano tali attività deprecabili, dimostrando anche nella scelta del supporto per la pittura una maggiore responsabilità e consapevolezza.

Resta tuttavia una gran quantità di adolescenti, chiamati nello slang sucker, poser, scarsi, scrausi, estimatori, rimastini e quant'altro, che producono solamente trafile di tag, o al massimo throw ups (ovvero tag più elaborate eseguibili in breve tempo) al fine di promuovere il loro nome. Uno tra i più influenti writers della storia e teorico del movimento aerosol art italiano, Phase II, scriveva nel 1999 in un articolo su Aelle, rivista specializzata ora non più alle stampe, "...throw-up: spingere il proprio nome oppure vomito?".
Nel corso degli anni molti artisti hanno comunque maturato nuove tendenze creative per cui, pur mantenendo radici nel "Graffiti Writing", si è riusciti a sconfinare nella tipografia, nel design, nell'abbigliamento, contaminando il tipico stile degli anni '80 con ideali più razionali e vicini alla grafica. Si parla di tendenze artistiche "Post-Graffiti" in particolare riferendosi alla Street Art, e di Graffiti Design per le influenze oramai evidenti nelle tecniche pubblicitarie e nella moda. È possibile affermare che molti Artisti oramai integrati nel sistema convenzionale del Mercato dell'Arte, traggono il loro valore da esperienze precedenti spesso formalmente illegali. Non è una novità osservando i risvolti delle Avanguardie di primo Novecento, oppure gli happenings degli anni Settanta, tuttavia movimenti del genere non avevano mai raggiunto una scala globale.

Il confine fra Arte e Vandalismo e tra Fascino e Illegalità contiene quindi una vasta gamma di sfumature, e ad illuminare il pubblico, spesso capace di interpretare correttamente gli stilemi ed i concetti proposti, ci hanno pensato artisti e designers ormai di fama internazionale come il tedesco Mirko Daim Reissler, l'inglese Banksy, i francesi 123 Klan, lo spagnolo La Mano, l'olandese Neck, l'italiano Eron, volutamente evitando la scena americana, totalmente diversa da quella europea. In Italia possiamo citare (seguendo criterii qualitativi, non quantitativi, e successiva evoluzione e prosecuzione nell'arte o nel design), nella vecchia scuola, Sid, Blef e la fly-girl Dafne da Genova, The Damage Kidz da Milano, Bol23 da Roma, Cento e Zero-T da Firenze, FlyCat da Udine. Nella nuova generazione annoveriamo invece Microbo e Bo103 da Milano, Peeta, Hitness, 17k & la fly-girl Menta e Kemh da Roma e Iabo da Napoli. Le due generazioni citate, sono legate a stili e modi di fare direttamente correlabili al writing degli anni '80 e '90. È invece ancora in corso la lotta in strada per la generazione dei "graffiti designers", con due anni di ritardo rispetto alla scena europea.
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