A Butera, piccola cittadina arroccata su una collina dell’entroterra siciliano, il Ferragosto si festeggia in maniera del tutto particolare.
di Filippo Angelone
Secondo un’antica leggenda, un serpente gigante terrorizzò per decenni i contadini che andavano a coltivare le loro terre, fino a quando non venne ucciso e il suo corpo condotto per le vie del paese tra il tripudio degli abitanti.
Così, ogni 15 agosto, un uomo si infila dentro una strana creatura fatta di legno e tela, detta appunto “Sirpintazzu”, e la porta in processione per le vie di Butera. Ad essa, lungo il percorso, vengono offerti piccoli doni, poi viene portata nella piazza principale, dove l’uomo, uscito dal serpente, cerca di afferrare con le mani un’oca sgozzata appesa ad un filo che viene prontamente tirato per impedire che l’animale venga preso subito.

La stessa operazione viene compiuta con dei pentoloni di terracotta pieni di caramelle - gettate poi alla folla di bambini che si raduna attorno all’uomo - e alimenti di diverso genere.
Questo rito pagano dalle origini oscure, viene ripetuto uguale a se steso da tempo immemore. Oggi come nel passato, per un giorno all’anno, il serpente viene allo stesso tempo dispezzato come simbolo del male e usato come oggetto per la ritualizzazione della trasgressione.
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