di Filippo Podestà
L’immagine idealizzata di paradiso caraibico nasconde la complessa situazione dell’isola Hispaniola, condivisa tra la Repubblica Dominicana e Haiti. Nonostante un comune passato di dominazione (prima coloniale e in seguito politica e commerciale), la Repubblica Dominicana e Haiti sono ancora oggi divise da una forte barriera economica e culturale che ne ha condizionato e continua a condizionarne lo sviluppo.
Centinaia di migliaia di haitiani vivono e lavorano nella Repubblica Dominicana. Un tempo ingaggiati come braccianti per le piantagioni di canna da zucchero, oggi rappresentano una componente fondamentale della forza lavoro che sostiene l’economia dominicana. Ma l’haitiano, e più in generale la popolazione nera, è vittima di una diffusa discriminazione razziale e sociale che permea anche i mezzi di comunicazione e il sistema educativo del paese.

Discriminazione che si traduce anche nella negazione della nazionalità ai figli di immigrati haitiani nati in suolo dominicano.
La percentuale dei bambini che non figurano nel registro anagrafico oscilla tra il 12 e il 17%.
La maggior parte di questi “invisibili” sono concentrati nei “bateyes” (dove vivono i braccianti della canna da zucchero), nelle comunità dominico-haitiane e nei quartieri più poveri delle città.
Entrambi i paesi sono dipendenti dagli interessi delle nazioni industrializzate, principalmente gli Stati Uniti, che da oltre un secolo ne hanno sempre condizionato le scelte economiche e politiche.
Nonostante i progressi registrati dalla Repubblica Dominicana negli ultimi anni per ridurre la povertà, resta un forte divario tra le zone urbane e le zone rurali e il 60% della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà.
In Haiti sono evidenti gli effetti di decenni di instabilità politica e di tensioni sociali: crisi permanente, economia al collasso, più della metà della popolazione senza lavoro. Un tempo “perla dei Caraibi”, Haiti è oggi il Paese più povero dell’emisfero occidentale.
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