Sono partito sabato 19 da Milano sotto una pioggia battente, l'aereo ha rombato, si è caricato ed è decollato, vibrando e scuotendo le ali come un albatro. Con me Massimo Bianconcini e mio fratello Vanni Oddera carichi di bagagli come se dovessero trasferirsi per sempre in un paese lontano.
di Luca Oddera
Poco prima, al check-in, abbiamo imbarcato qualcosa come 350 Kg di ricambi. Sei o sette valigioni KTM neri ed arancioni che attiravano l'attenzione degli altri passeggeri come se fossero stati coccodrilli e non bagagli.
Plastiche personalizzate, sospensioni Marzocchi anteriori e posteriori, manubri, flip level ed ovviamente la mitica sella Louis Vuittons di Vanni ed altri mille pezzi e pezzettini. Il personale addetto ai raggi x sgrana gli occhi e si immagina già di aver scoperto chissà quale nuovo tipo di ordigno esplosivo. E forse hanno ragione.
Il volo per Mosca è di sole quattro ore e passa veloce. All'aeroporto ci aspettano Alexey Kolesnikov e Kirill Gavrill, rider sovietici che voleranno con noi fino a Vladivostock. Una lunga attesa in aeroporto per i soliti ritardi dei voli russi, quattro birre e poi io distribuisco a tutti una ventina di gocce di EN che ci aiuteranno a sopportare le dieci ore di volo fino a destinazione.

Com'è grande la Russia: Mosca-Vladivostock dieci ore di volo. Mica male. Le gocce funzionano. Dormiamo come bambini mentre il nostro aereo a diecimila metri di quota attraversa la tundra siberiana e sorvola le montagne ricoperte di betulle e poi la Taiga con le sue tigri ed i suoi orsi.
Controlli e problemi per uscire dall'aereoporto, ma credo sia normale visto che Vladivostock fino al 1992 era addirittura chiusa, blindata, impenetrabile per gli stranieri ed anche per i russi stessi. Il cielo è basso e grigio e ad accoglierci ci sono i ragazzi che hanno organizzato i due show, quello di Vladivostock e quello di Ussurysk.
Mark Tarasov, Ivan Ulshin, Eduard Sidorov ed Artem Koval (Kung-Fù Panda per gli amici) ci accolgono a braccia aperte e saranno le nostre guide per tutta la settimana. Giornalisti e fotografi ci circondano e ci abbagliano con i loro flash e le domande in russo (incomprensibili).
Saliamo su due grossi Toyota con guida a sinistra e sfrecciamo a centosettanta per le lunghe strade che attraversano le montagne e la foresta. Ci sistemiamo in un Hotel ad Artem, cittadina a cinquanta chilomerti da Vladivostok.
Non passano due ore che già siamo seduti in un elegante ristorante dalla forma circolare affacciato sulla maestosa baia di Vladivostok aperta sul Mare del Giappone. Questa città è considerata la più bella della regione dell'Estremo Oriente Russo.
Una serie di alture e penisole ricoperte di foresta ed accoccolate attorno alla Baia del Corno d'Oro, ne fanno una vera perla.
Alcune strade della città portano i segni di un non proprio felice passato ( In epoca sovietica l'accesso a Vladivostok era interdetto agli stranieri ed alla maggior parte dei russi e da qui si potevano comandare le batterie di missili nucleari puntati verso gli USA) ma nell'insieme lo spettacolo è imponente.
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