Il fascino di questa città unica al mondo è indiscutibile. Tutti lo percepiamo e ne siamo invasi non appena vi mettiamo piede. Ma mi sono sempre posta almeno due domande sulla questione: da cosa nasce questo fascino? Siamo in grado di distinguerlo dalla mera immagine pubblicitaria che ormai è stata costruita per lei e per il gusto tutto turistico del guadagno?
di Veronica Giossi
Questo tema è tornato alla ribalta dei miei pensieri, quando tempo fa è stato pubblicato un articolo su un noto giornale in cui si denunciava la quasi totale sparizione dei Veneziani. Un grido d’allarme come se ciò comportasse la quasi sparizione della città stessa; ed in effetti è così.
Il legame stesso dei cittadini con la loro città ha un grande valore, tanto più se questa città è particolare, per storia, costruzione e cultura, perché una città la crea l’uomo e almeno sul nascere con delle motivazioni particolari. E Venezia come si sa ha avuto delle forti motivazioni. Allora si potrebbe dire che oggi mancano i suoi abitanti veri, così come le motivazioni per una città così fatta, dunque se fosse un essere vivente si potrebbe arrivare all’assurdo di dire che si è persa la sua anima.
E cosa rimane? Di certo Venezia è lì, benché sempre sotto la minaccia dell’acqua, satura in questi giorni di Carnevale di turisti; ci sono i suoi simboli, piazza S.Marco, le sue gondole e gondolieri, i suoi leoni e le splendide architetture. Ma forse la sua anima, così come i suoi abitanti, si nasconde da un’altra parte, lontano dal clamore della fama e notorietà, lontana sia dai VIP della mostra del cinema, sia dalle masse di turisti low cost che vengono qui come i musulmani alla Mecca.

Venezia a parer mio, più di qualunque altra città, soffre di un enorme pericolo, di diventare un fenomeno da baraccone, di essere adorata perché bellissima ma non necessariamente viva, e in un’epoca in cui, la bellezza non ha più a che fare con la naturalezza, con la cura e con la curiosità per la diversità, dove tutto è riproducibile meglio dell’originale, cosa distinguerebbe Venezia stessa da una sua copia?
Ho cercato un compito arduo con queste foto, ma l’unico a dire il vero che mi venisse in mente essere di buon senso per scattare a Venezia, sentire la sua anima e cercare di ridarla sottoforma di fotografia.
Sentirla non è stato difficile, se non avessi provato nulla per questa città non ci sarei nemmeno mai stata. Per renderla invece ho scelto il suo aspetto urbano, partendo dal semplice concetto che è una città con degli abitanti, allora perché non fare fotografia street?
Ad essere precisi, ho scelto i suoi muri, case comuni, case abitate intercalate da case disabitate e case in attesa di ristrutturazione, ma case che portavano segni di vita (vedi la serie dei panni stesi), di una vita più o meno presente o un po’ passata o che verrà, che è poi la storia stessa di una città: l’insieme delle storie dei suoi abitanti.
La mia è una Venezia di strada, che però non sminuisce l’altra Venezia, quella da copertina, ma la completa e la rende più vera, forse meno da sogno, ma reale e quotidiana.
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