Se Radio Colifata da Buenos Aires ha attraversato l'oceano per farsi Radio Rete 180, si può dire che quest'ultima abbia attraversato il Po per dare forma alla psicoradio di Reggio Emilia, la neonata Radio Tab
di Piero Bruno
Tab nel gergo degli addetti ai lavori è la terapia al bisogno; in questo caso le trasmissioni radiofoniche ne prendono il posto, e così fa l'amore-odio per il microfono, il mixer e le riunioni di redazione. E' lunedì, le seggiole affollano la redazione e qualcuno fuma affacciato alla finestra tra una disquisizione e l'altra.
“L'orizzontalità nelle discussioni è la caratteristica che sentiamo più nostra e in cui ci sentiamo speciali” fa notare Gloria. La riunione di redazione diventa un luogo non solo programmatico ma sopratutto di confronto, sui dubbi di ciascuno rispetto a sè e al proprio ruolo nell'avventura della radio. Se Davide esprime la sensazione che si stia andando molto in fretta, e di non aver toccato con mano dei passaggi fondamentali, sta agli altri redattori, e non più allo specialista di turno, sciogliere i nodi da cui si sente stretto.
Ed è lo stesso Davide a raccontare degli incontri coi fratelli maggiori di Mantova per dare forma a quella che sarebbe stata Radio tab (...)
Ma qualche significativa differenza col caso mantovano c'è : radio Tab non nasce dal desiderio di due psichiatri ma da un passaparola all'interno di tre associazioni: Noi e le Voci (un'associazione di uditori di voci), Sostegno e Zucchero (composta da famigliari di pazienti psichiatrici) e l'Orlando Furioso. Lo smarcamento iniziale da Usl e istituzioni continua nella scelta del luogo che farà da redazione: non più un centro di salute mentale ma l'Officina delle Arti, un contenitore di atelier e di iniziative artistiche del comune di Reggio.
Il ruolo degli psichiatri è ridotto a qualche consulenza, la Radio è fatta da pazienti ed ex pazienti con la supervisione di due operatrici che già lavoravano per le associazioni, e una sponda tecnica fondamentale offerta da K-Rock, una nota radio locale che si è subito affezionata al progetto e che ogni domenica ospita qualcuno di Radio Tab per la lettura dei giornali e un pezzo di diretta. E forse infondo è più a K-Rock che a Radio 180 di Mantova che ci si augura di assomigliare: perchè nel caso di Radio Tab il concetto di psicoradio è un concetto da attraversare, una cinghia di contenzione larga ma di cui i redattori sperano di liberarsi col tempo. “A tenerci insieme è la voglia di fare radio, non la malattia” esordisce Delia, redattrice della radio dal suo concepimento nel 2007 e autrice di bellissimi racconti sul confine frastagliato fra genialità e follia.

Non più un servizio della città per pazienti psichiatrici quindi, ma viceversa. E non solo perchè, puntualizza Sandro,“finalmente siamo noi i portavoce di noi stessi” ma perchè dopo il corso di formazione e quasi due anni passati a interrogarsi su quella che sarebbe stata l'identità della radio, i dj si sentono pronti a fare una radio vera. Hanno già ricevuto un incarico per fare un'inchiesta sul mondo del lavoro da presentare a settembre. Fra gli intervistatori ci sono Giovanni e Sandra, sassofonista lui e bibliotecaria lei, che regalano ottime domande e brillanti botta e risposta con l'intervistato ma inciampano sul tenere acceso il registratore o la telecamera (a quale giornalista non è capitato?).
“Negli anni di discussione a Noi e Le Voci ho imparato ad ascoltare gli altri e a dare importanza alle loro parole” dice Giovanni, Mister Jones per gli ascoltatori. “Se non avessi imparato questo oggi non me la caverei con le interviste”.
Dj Serpent, un mattatore che sembra fare radio da sempre, completa il quadro: “E' stato necessario imparare a far tacere il tiranno che ci portiamo dentro”. Il che, intendiamoci “...non significa che rinuncerò alla mia battaglia per una radio con meno parole e più musica”.
A intendersene di musica da queste parti non è il solo. C'è Marco,musicista di madre argentina, che per il suo spagnolo fluente è in prima linea sull'altro fronte aperto recentemente: sono i collegamenti via skype del sabato pomeriggio con la Colifata, che a quell'ora trasmette dal cortile dell'ospedale psichiatrico Josè Borda di Buenos Aires.
Tutto appeso a un filo, anzi a un satellite, ma l'idea giustifica una certa ostinazione: perché la chiusura dei manicomi in Argentina è la battaglia per eccellenza della Colifata, e il dialogo con una radio sorella del paese- uno dei pochissimi al mondo- in cui i manicomi non esistono più è un'onda lunga di speranza. Ma anche un monito: “il fatto che non si rinchiudano più i pazienti non significa che sia tutto rose e fiori, anzi” avverte Marco. Infondo le esperienze come radio Tab sono rivoluzionarie proprio perché sorgono in un contesto in cui la malattia mentale è trattata ancora come qualcosa da separare dallo scorrimento rapido del resto della società, nel timore che lo rallenti.
E poi, al di là e dentro tutti questi progetti, c'è il futuro. Fra il rischio del fiasco e quello di una riuscita da gestire. Fra la necessità di una sponda istituzionale e la paura di venirne inglobati e schiacciati. Tra la voglia di parlare molto di sè e quella di poter smettere di farlo; tra il microfono che funziona e il mixer che disubbidisce, tra una città che simpatizza ma, presa da altro, in un nulla dimentica. “Ma intanto siamo qui” riassumono. “Qui ci siamo arrivati”. Come recita Delia in uno stacchetto della radio:“Con Radio Tab, dalle stalle alle stelle”. Di nuovo la proverbiale capacità di sintesi.
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