Quello dei bambini stregoni è un morbo che da anni opprime Kinshasa, la caotica capitale della Repubblica Democratica del Congo. L’artefice? Non uno, ma molti. Sono infatti le varie sette pentecostali, qui carismatiche e persuasive come nessun’altra istituzione religiosa, che raccolgono numerosi credenti e che plagiano le loro menti.
di Luca Pistone
Bambini stregoni e chiese pentecostali sono fenomeni complementari: il diffondersi di queste ultime ha riportato a galla antiche credenze nella stregoneria, tanto potenti da fare credere a dei genitori che il proprio figlio altro non sia che un essere diabolico. I soggetti di questo fotoreportage sono stati cacciati di casa per un grave motivo: essere stregoni, praticare la magia nera e di conseguenza portare il malocchio all’interno della propria dimora e famiglia. E così ecco episodi sconcertanti.
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Un bambino con attacchi epilettici: stregoneria. Un bambino che di notte non trattiene l’urina: stregoneria. Un bambini albino: stregoneria. Una bambina che starnutisce una volta in più del solito: stregoneria. Una bambina particolarmente irrequieta: stregoneria. Gli esponenti delle sette pentecostali, in cambio d’ingenti somme di denaro, praticano differenti tipi di esorcismi: si va dalla semplice seduta di preghiere all’immersione dell’indemoniato nell’acqua santa, dal praticare sacri tagli sul petto del bambino al legarlo ad un ceppo circondato da paglia e appiccare un fuoco per cacciare il demonio.
I bambini per così dire più fortunati, poiché i genitori non possiedono le cifre richieste dagli esorcisti, vengono sbattuti con infamia fuori casa, luogo in cui non possono più tornare. Una volta sulla strada, questi bambini formano delle baby-gang che tentano di campare alla giornata chiedendo le elemosina, lavorando come garzoni o commettendo piccoli furti. Sono anche comuni i casi di prostituzione. I più intraprendenti, invece, attraversano il fiume Congo e giungono a Brazaville, la vicinissima capitale della Repubblica del Congo (o ex Congo francese). Scappano in cerca di fortuna senza però sapere che anche nell’altro Congo la capitale ha già i suoi martiri.
Non sempre i genitori sono davvero succubi di queste credenze; spesso tale paura viene strumentalizzata per sbarazzarsi di figli che vengono considerati solo una bocca in più da sfamare. Ecco dunque la soluzione ideale per non essere malgiudicati dalla comunità. Le organizzazioni umanitarie che si occupano a Kinshasa di questo vero e proprio cancro sono numerose, ma il loro già duro lavoro viene ostacolato da assurde leggi nazionali. La soluzione più logica sarebbe quella di fare un’adeguata campagna d’informazione nei quartieri più popolari (cosa che quotidianamente queste organizzazioni fanno) in modo da operare il reinserimento dei bambini all’interno delle proprie famiglie. Ma il governo ha recentemente varato una legge che prevede l’arresto immediato o una multa estremamente salata per i genitori che accolgono i propri figli precedentemente cacciati.
Un circolo vizioso che solo un incantesimo potrà spezzare, e intanto le file dei bambini stregoni continuano inesorabilmente ad ingrossarsi per le strade di Kinshasa.
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