Ideazione e coreografia Cinzia Delorenzi con Matteo Bologna‚ Mattia Castelli, Cinzia Delorenzi, Marta Lucchini‚ Eleonora Parrello musiche originali dal vivo Alberto Boccardi ed estratti musicali da balmorhea, chemical brothers, fabrizio de andrè, erik satie costumi Maria Lucia La polla disegno luci Stefano Panni collaborazione al disegno luci ed esecuzione Antonio Zappalà
di Domenico Caso
Artefice nelle scorse edizioni di suggestive performance urbane e ricerche coreografiche, Cinzia Delorenzi prende parte al terzo anno del progetto di residenza ARES nell'inedita formazione di compagnia, realizzando la fase finale di un percorso di ricerca. Tu sei una parte di me si snoda per quadri generatori di emozioni, in cui il fantastico si unisce al reale, dando forma ad un paesaggio di figure in mutazione accomunate da una circostanza di precarietà in bilico tra sogno e realtà. È una domanda ed una riflessione sul presente, un’indagine su cosa unisca ciò che è separato. Il riferimento al contemporaneo avviene attraverso quadri onirici e surreali dove lo spazio si trasforma da uno stretto quotidiano ad un vasto apocalittico, in un viaggio portato avanti includendo diversi indizi e rimandi che nella frammentazione delle immagini ritrova un senso di continuità attraverso il montaggio, per giungere al senso della terra come spazio necessario. Tu sei una parte di me è una frase che ha guidato il percorso creativo dando riconoscimento a tutti i piani di realtà che abbiamo incontrato: dalla relazione che si è istaurata in scena tra di noi, alla vita, che evolve nel bene e nel male, alla morte che si sovrappone al quotidiano, alla danza che è metafora di trasformazione alla riflessione sul senso di separazione e frammentazione del presente, che scaturisce dal tentativo di fare stare insieme cose che appartengono a mondi diversi,dove visibile e invisibile si legano e si intrecciano sostenendosi a vicenda. Lo spettacolo nasce come una co-produzione con l’associazione Sosta Palmizi e cresce attraverso diverse esperienze residenziali. Nel giugno 2010 sul palco del Teatro Franco Parenti di Milano, nell’ambito del Festival internazionale Dreamtime,la compagnia presenta un’anteprima di Tu sei una parte di me .grazie al Progetto di Residenza Ares questa articolata ricerca giunge a una fase di sintesi creativa finale.
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Adishatz/adieu
Jonathan Capdeville
Di e con Jonathan Capdevielle luci Patrick Riou direzione tecnica e regia sonora Christophe Le Bris Collaborazione artistica Gisèle Vienne sguardo esterno Mark Tompkins assistenza audio Peter Rehberg assistenza artistica per le tournées Jonathan Drillet
di Domenico Caso
Adolescente, oltre ai miei esercizi di imitatore, imparavo e cantavo frequentemente delle “hit” e principalmente quelle di Madonna.
Nel 2007 su invito del festival Tanz im August a Berlino, ho costituito un repertorio "Madonnesco" associandolo ad altre hits da discoteca ma anche ai canti tradizionali dei pirenei. Questo recital è stato cantato a cappella a Berlino e in differenti luoghi, in modo spontaneo, rendendo così l'oggetto molto intuitivo. A partire da questo punto di partenza, oggi mi interessa lavorare oggi sulla scrittura di un pezzo nel quale il materiale cantato e l'imitazione saranno integrati ed articolati sotto forma di autoritratto.
Attraverso il registro dell'autofiction, sorta di documentario sotto forma di confessione che mette in evidenza l'itinerario di un personaggio tra vita reale e vita fantastica o sognata, questo pezzo sarà scritto a partire da canzoni, conversazioni che evocheranno come diari intimi, le radici o la famiglia.
Le canzoni come filo conduttore
Come è possibile che delle canzoni probabilmente superficiali e tra le più comuni possano esprimere delle questioni molto più di più profonde e personali? Le canzoni sono il filo conduttore dello spettacolo: sono il modo di esprimersi di questo ragazzo, intervengono all’inizio come una struttura musicale e ritmica e col passare del tempo rivelano le sue ossessioni, le sue emozioni ed una certa nostalgia. Cantate a cappella, mostrano al primo colpo una certa vulnerabilità del personaggio, la sua autenticità. L'assenza di musica fa sentire più chiaramente le parole che risuonano a pieno titolo come un linguaggio. Amo l'idea che si senta il ricorso al fai da te nella partitura delle hit (copiare e incollare brani di canzoni).
di Vincenzo Dell'Aversano Attraverso materiali di scarto e dispositivi ispirati ai macchinari per la suddivisione e il recupero dei rifiuti, la coppia Maretta/Cavallari, tra riflessione e gioco, ci conduce ancora una volta in un mondo futuribile che è alle porte
di Amedeo Novelli Un infarto teatrale nel mondo della danza. Un evento artistico, un pezzo di storia dell’arte del ‘900. Per tutti noi - troppo giovani allora - Café Müller è stato una pietra di paragone, un mito, una frase fatta
di Lucia Puricelli Elogio del disagio è la terza e ultima tappa del progetto Dukkha, percorso di ricerca che ha come oggetto la sofferenza e le sue origini. Dukkha è un termine sanscrito pressoché intraducibile che indica l’incapacità di essere soddisfatto, la frustrazione
Foto di Lucia Puricelli Ha aperto ufficialmente le danze, ieri all'Out Off, l'XI edizione del Danae Festival, con lo spettacolo di Caterina Sagna «Basso ostinato», ormai un appuntamento classico per Fotoup
foto di Lucia Puricelli Quel gentleman non domandava niente. Egli non viaggiava, descriveva una circonferenza. Era un corpo, soggetto alla forza di gravità, che percorreva un'orbita intorno al globo terrestre, secondo le leggi della meccanica razionale