Il 14 Luglio del '78 la S.L.O.I. fu vittima di un terribile incendio causato da un esplosione di alcuni fusti di materiale prodotto. La fabbrica produceva piombo tetraetile, un composto chimico usato come antidetonate per la benzina e per il napalm
La fabbrica fu costruita negli anni '30 per volere del Duce, il posto era strategico in quanto vicino alla frontiera del Brennero e alle forze dell'Asse occorreva carburante per i mezzi pesanti e gli aerei. Quando era in produzione i lavoratori erano costantemente esposti ad agenti nocivi, spesso assumevano comportamenti violenti o erano vittime di allucinazioni a causa dell'esposizione alle sostanze trattate, molti finivano al manicomio di Pergine, in un ala apposita dove si “trattavano” i lavoratori della S.L.O.I. (Società Lavorazioni Organiche-Inorganiche).
Durante l'incendio del 1978 si sfiorò la catastrofe ecologica (erano passati pochi anni dal disastro di Seveso), per spegnere l'incendio i vigili del fuoco, i quali non erano pronti a una eventualità del genere, dovettero chiedere alla Italcementi con urgenza un invio di generose quantità di polvere di cemento (era assolutamente sconsigliato usare l'acqua per spegnere l'incendio).
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Da quel giorno la fabbrica è rimasta inattiva, lasciando una cicatrice nella zona nord composta da amianto e metalli pesanti, il terreno è inquinato per 18 metri nel sottosuolo da piombo, mercurio e veleni vari, solo per pochi metri le sostanze non hanno raggiunto la falda acquifera. Negli ultimi anni la fabbrica, insieme all'ex Italcementi (sgomberata poco tempo prima, nel febbraio 2011) ha ospitato persone in cerca di un tetto dentro cui passare le gelide notti invernali, un tempo anche marocchini, in seguito solamente rumeni, tutti provenienti dalla zona di Medias e tutti, chi più chi meno, imparentati tra di loro.
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Molti avevano un lavoro che hanno perduto, tanti hanno figli rimasti a casa, accuditi dalle mogli o dai nonni. Sono entrato la prima volta li dentro a causa della mio interesse verso gli scheletri industriali, la paura era tanta, non conoscendo le persone che vi abitavano e a sentire quello che si dice in giro del posto, la cosa che più stupisce è il modo in cui si sono organizzati, costruendo stufe a legna e utilizzando vecchie batterie di auto abbandonate come “riserve” di energia elettrica. Le operazioni di bonifica del posto sono iniziate nel Marzo di quest'anno, con le persone ancora dentro, iniziando a demolire un capannone adiacente agli ex uffici dove abitavano e ad estrarre l'amianto, solo successivamente le persone sono state sgomberate dalla Charitas trentina e ospitate per un periodo presso un centro di accoglienza a Ravina.
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