Sabato 25 Febbraio in Val di Susa una grandissima manifestazione pacifica ha percorso la statale che collega Bussoleno a Susa per ribadire ancora una volta quello che i «No Tav» dicono ormai da più di 20 anni: l’Alta Velocità Torino Lione, oltre che inutile e dannosa, è uno sperpero di denaro pubblico inaccettabile. la risposta del governo Monti non si è fatta attendere, l'opera è strategica e andrà avanti senza ulteriori trattative
di Alessandro d’Onofrio
La lunga marcia da Bussoleno a Susa, si è svolta, oltre che in maniera pacifica, soprattutto in maniera ironica e festosa; forse il periodo carnevalesco ha aiutato. Famiglie con bambini, anziani, ragazzi, sindaci della valle, autorità politiche (poche). Gli unici assenti, o quelli che non si sono visti, sono stati proprio i famigerati “Anarco insurrezionalisti”, i “black block": eppure tutti i media erano li per loro.
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Al di là del merito lo spettacolo degli scontri è qualcosa a cui nessuna testata vuole rinunciare. Poi la cronaca, più di 50.000 persone secondo gli organizzatori, anche se i dati ufficiali parlano di solo 5/10 mila persone. Un popolo composto non solo da valsusini, che per l’ennesima volta ha manifestato in modo civile e democratico il proprio dissenso a quest’opera chiedendo che il confronto con i politici avvenga sulla base di dati e ricerche obiettivi, e ancora una volta non è stato ascoltato.
Telecamere e fotocamere si sono accese solo sui tafferugli in stazione Porta Nuova a Torino, quando sulla via del rientro a casa alcuni cittadini giunti da tutto il Paese in Val di Susa per sostenere il movimento hanno trovato ad accoglierli le forze dell’ordine in tenuta anti sommossa che hanno rovesciato loro addosso manganellate, percosse e lacrimogeni. Durante la marcia anche le forze dell'ordine avevano mantenuto un contegno pacifico, ma una volta calata la sera e nei giorni seguenti alla manifestazione del 25 Febbraio si sono viste non solo le cariche alla Stazione di Torino Porta Nuova ma anche veri e propri episodi di caccia all'uomo simili a quelli che hanno insanguinato le strade Genova nel luglio 2001. Il braccio di ferro continua, così come le manifestazioni di solidarietà.
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I media però dovrebbero dedicare attenzione non solo gli scontri ma anche alle argomentazioni di coloro che sostengono pacificamente ma con fermezza le proprie ragioni, e dovrebbero fornire informazioni complete tanto sul comportamento di chi partecipa alle proteste quanto sui metodi praticati dalle forze dell'ordine. Un tempo si parlava di strategia della tensione, non vorremmo ritrovarci improvvisamente nel bel mezzo di meccanismi che si sperava confinati in un altro periodo storico.
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