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Lisboa, entre pasado e futuro

Una galleria di immagini di Lisbona. Dai vicoli nascosti della capitale portoghese alla foce del Tejo. Paesaggi, scorci e suggestioni di una città ricca di storia e tradizioni ma con lo sguardo rivolto al futuro

 

di Silvia Pighetti


Lisboa_Silvia_PighettiIl Tejo, un fiume che sembra un mare, che diventa mare, oceano perfino, anche se non si capisce bene in che punto… perché avviene tutto così tranquillamente: il fiume non sembra scorrere, il mare non sembra avanzare, un incontro immobile.

E distesa su questo fiume… Lisboa, la vera Lisboa, si nasconde. Nei vicoli, dove si affacciano minuscole porticine, nelle ripide salite, dove i tram si insinuano sfidando la legge di gravità e dove anche le persone a volte faticano a restare in piedi. Si nasconde nei piccoli ristoranti bui dove ci si rifugia dalla luce accecante riflessa delle strade di marmo bianco, che costringe a socchiudere gli occhi, che fa lacrimare, che fa quasi male.

Lisboa abbaglia, ed è forse un altro modo per nascondersi, conservarsi. In vecchi palazzi, nelle loro scalinate scure e impolverate che ti scricchiolano sotto i piedi, nei negozi senza vetrine, relegati ai piani alti… di cui ti accorgi solo alzando gli occhi, sbirciando fra le finestre.

 


 

I pescatori che ogni sera, scortati da migliaia di gabbiani, trascinano le reti dall’oceano sulle spiagge di Costa de Caparica, ti vendono il pesce vivo, che ancora tenta disperatamente di riconquistare il mare

 

 

 

E poi ci sono i ‘miradouros’ (i punti panoramici), con le salite infinite per raggiungerli. Vecchie signore le percorrono lentamente ma inesorabili, con un piccolo sacco di spesa fra le mani... e ogni tanto si fermano, a volte si siedono, riprendono il fiato, e poi ripartono. Un paio di gradini al minuto. Non c'é fretta. Il tempo scorre più lentamente, anche il sole tramonta più tardi. I portoghesi, si dice, sono sempre in ritardo... e spesso é vero, ma i treni, gli autobus, le navi partono sempre in orario. Sugli autobus e sui tram poi vigono severe leggi non scritte: vi si sale in ordine d’arrivo alla fermata e guai a non rispettare la 'bicha' (la fila).

 

Lisboa cheira mal

Lisboa_Silvia_PighettiLisbona puzza” mi ha detto una volta un abitante di Porto per convincermi che la sua città era più bella. Non è vero, ma la città ha n suo profumo come un respiro. L'odore del pesce grigliato sui marciapiedi, fuori alla porta di casa. Quello della cannella che ricopre i dolci e che si usa perfino per girare il caffè. Quello che sfugge dai piccoli ristoranti che servono caracois, pasteis de bacalhão, e moelas. Lisboa é intrisa di odori, di luce e di musica. Lisboa, Maria Lisboa, come canta Amália, si racconta nel Fado... nelle tascas, i locali dove la notte si può ascoltare il fado vadio, quello cantato dalle persone comuni, dagli amatori, quello per tutti e non solo per i turisti.

 

Lisboa si nasconde nel passato, ma è proiettata nel futuro… è una città di contrasti, tra luce e ombra, tra vecchio e nuovo, dove ancora si discute di Salazar, dove ancora si vota per legalizzare l’aborto. Ci si può perdere nei vicoli dell’Alfama o tra gli innumerevoli bar del Barrio Alto oppure aspettare il tramonto al modernissimo Parque das Nações, passando per la stazione d’Oriente, meravigliosa opera di Calatrava, facendo scivolare lo sguardo lungo il Vasco de Gama, 17 chilometri bianchi che tagliano il Tejo come la scia di un aereo nel cielo… E poi gli aerei che non smettono mai, proprio mai, di solcare il cielo di questa cidade, tanto che a un certo punto cominci a pensare che le loro scie nell'azzurro siano dipinte.

Lisboa è questo, e molto altro. Si nasconde a chi non le concede tempo, si manifesta a chi vi si abbandona…

 

 


Archivio      gen 11, 05:31