Photogallery
Sony World Photography Awards 2008
Newroz
Ruanda
Virtuosismo Strumentale
Marocco
Il deserto di Atacama
La Maratona di Roma 2008
Animalisti in piazza
Atene: la forza della sapienza
Ramadan a Palermo
Il Flamenco in pantaloni
Socotra: l'Isola che non c'era
"Bandura: la Palestina in Libano"
Rajasthan, terra di contraddizioni
Egitto negletto
Dubai Offshore
London New Year's Day Parade
Il Cimitero di Guerra di Minturno
Tra storia e feticismo
Sportivi, ma sul serio
100 Vele per Telethon 2007
Un paese fantasma
Autunno andaluso
Spazi di follia
Due cuori e un budget
Umbria, un percorso di fede
El Cascamorras
Lisboa, terra do Fado
La terra degli uomini
Lisboa, entre pasado e futuro
Photogallery
La terra degli uomini
Immagini e parole dal “pianeta” Inuit. Tra sogni di indipendenza, tradizioni secolari e la paura per un habitat messo a rischio dall'effetto serra. Un reportage per conoscere la Groenlandia e riflettere sul suo futuro
di Giovanni Ricco
Quando Erik il Rosso arrivò in Groenlandia la terra che vide era un terra molto più verde di oggi. Il nome “terra verde” non fu solo una trovata per attirare nuovi coloni. I norvegesi fondarono una colonia orgogliosamente europea che seguiva persino le mode del continente. Il clima poi iniziò a raffreddarsi, sopraggiunse una piccola glaciazione. La colonia fu irrimediabilmente separata dalla madrepatria e complice anche la discesa da Nord degli Inuit fu spazzata via. Oggi il clima è tornato a cambiare, riscaldandosi a causa delle emissioni di gas serra da parte dei paesi industrializzati e la vita in Groelandia subisce una nuova sfida. I ghiacci perenni si sciolgono, il paesaggio muta, arrivano i tecnici a cercare oro, diamanti e petrolio ma il mare si riscalda e si impoverisce e pescatori e cacciatori, l’anima del mondo tradizionale, rischiano la fame.
Cani stupidi
Ramus è un pescatore di Ilulissat, racconta a gesti e a sputi, impastando qualche parola in un inglese biascicato, della sua mira infallibile con le foche e punta il dito proprio in mezzo alla fronte del suo interlocutore, sentirsi a disagio è inutile. Davanti a se, sul tavolo di un locale fumoso in un prefabbricato, ha una decina di birre vuote. Fuori il sole non tramonta, ma in teoria è sera e dentro si beve. I ghiacciai arretrano, dice. Altri 10 metri in meno quest’anno, giura. Il riscaldamento globale sta mutando in profondità il clima a queste latitudini. Ma è di cani che vuole parlare. Ne ha dieci bianchi e forti come solo gli husky di qui possono essere, di quelli che ti azzannano se nel vagare fra le case arrivi a tiro di catena. Forti come gli Inuit, forti come lui. I danesi hanno cani piccoli e stupidi, fa il gesto di scacciarli con un dito. Cani stupidi. In realtà ce l’ha con i padroni.
A pallone, tra i ghiacci
Hans pilota il piccolo battello che viaggia sotto costa fra Sisimiut e Nuuk, sostando una notte a Maniitsoq. E’ danese, ha conosciuto una ragazza inuit in Marocco ed è finito fra i ghiacci della Groenlandia. Ci ride su. Dopo un’ora il mare è fortissimo e la barca, che massimo porta 8 passeggeri, rulla e quasi si cappotta fra le onde. Si vorrebbe fermare in un porto, ma prima deve raggiungere Itilleq. Un villaggio su una piccola isola lungo la costa dove aspettano il Pastore per la cerimonia, una donna inuit di bella stazza che sorride in fondo alla barca. L’accoglienza è tutta uno sventolare di bandiere groenlandesi. Persino il Presidente della Home Rule è tornato a casa per l'evento, spiega Hans. Si rimane 6 ore in attesa che la tempesta cessi. Si può girare il villaggio, salire sulle piccole baleniere, esplorare l’isola fino alla croce in cima al picco e vedere la partita di calcio che coinvolge tutto il villaggio. Su 101 abitanti giocano in 30. Rimangono gli anziani, i bambini e il Presidente ad applaudire.
Orgoglio Inuit
Il vecchio mi viene addosso urlando mentre fotografo il figlio che scuoia una delle foche che hanno appena pescato. Mi dice un “fuck” e fa il segno con il dito. Sente puzza di Greenpeace. Qui non gode di buona fama. La caccia è quasi l’unica risorsa, insieme alla pesca che permette ai villaggi di conservare il proprio stile di vita e alla cultura tradizionale di sopravvivere. I diritti degli animali vengono visti come l’ultimo atto di un imperialismo dal volto umano, che nel suo abbraccio ha quasi soffocato la cultura Inuit. Come negli anni ‘50 quando gli abitanti dei villaggi ritenuti troppo isolati per essere “propriamente modernizzati” furono trasferiti nelle città e l’alcool annegò la disperazione di molti di loro.
Miraggio indipendenza
A Nuuk la sua voce è un’istituzione. Canta in groenlandese, scrive moderne ballate d’amore. E’ circondato di ragazzi che vanno dall’inuit al danese, passando per tutte le gradazioni. Sono tutti groenlandesi giura, i groenlandesi sono razza meticcia. Ma, ne è sicuro, presto avranno una nazione tutta loro. Compiange gli inuit d’Alaska, che ha incontrato alla Conferenza Inuit Circumpolare: hanno quasi perso la lingua e con lei l’identità. Qui, invece, da qualche parte troveranno petrolio o diamanti e si potranno permettere uno stato tutto loro. La serata inizia nella sala riunioni di un piccolo editore di lingua inuit con il battere continuo dei tamburi, si attraversa la breve notte e si finisce al decimo piano in un bar alla moda ad ammirare l’alba oltre la parete di vetro dietro il bancone. Qui l’alba di questi tempi è evento raro. Dopo l’euforia della sera la lucidità del mattino: l’indipendenza è lontana, l’Home Rule una sorta di kindergarten.
Per saperne di più
Archivio
gen 14, 01:29
