Il fascino della capitale portoghese nelle immagini e nelle parole di un reportage che rende omaggio a una delle città più belle d'Europa. Soprattutto per un fotografo
Fotografie di antoinedelaroche
Testo di Alessandra Mazzei
Per scoprire Lisbona, Lisboa per i lisboneti, ho messo da parte le visite a chiese e a musei e mi sono messo sulle tracce della sua essenza e del suo spirito.
La città si sviluppa su sette colli lungo la foce del fiume Tago (Tejo). Scoprirla è andare per le strette salite e discese dell’Alfama, a piedi oppure in precario equilibrio sul tram 28; camminare nelle vie commerciali della Baixa; passeggiare lungo la riva del Tago a Belèm; prendere le scorciatoie degli ascensori per raggiungere i punti più alti della città. 
Scoprirla è anche fermarsi nelle piazze a bere una bica (espresso) e a mangiare una pasta, oppure contemplare la vista sulla città dai suoi “miradoures”. In questi momenti di sosta, davvero frequenti, mi sono fatto guidare dalle suggestioni delle parole di Fernando Pessoa che attraverso “Il libro dell’inquietudine” e la guida “Lisbona: ciò che il turista dovrebbe vedere”, mi ha guidato a una scoperta più profonda di ciò che la città può lasciare al visitatore.
Ma non è solo la città a calamitare la mia attenzione. Sono gli abitanti di Lisbona i veri protagonisti. Una donna protesa dal balcone di casa per stendere il bucato; una nonna che dà da mangiare alla sua nipotina usando il davanzale della finestra come tavola; bambini dai grandi occhi appena usciti da scuola; passanti che si fanno stretti sui muri al passaggio del tram; automobili posteggiate in modo improbabile.
E poi una vista su una distesa d’acqua così grande che non riesci più a distinguere il fiume dal mare e vice versa, mentre un cantante di strada inizia a intonare una canzone di Fado.
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