Egitto negletto
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Un interessante reportage sull’altra faccia del Cairo, quella aliena a un turismo mordi-e-fuggi. Immagini che rivelano come sia sufficiente darsi il tempo di camminare per i quartieri per scoprire case, vie, moschee, persone che giocano al bar. In una parola: la città e il suo volto
di Ivan FerrariL’Egitto evoca spesso immagini mitiche d’antico splendore, una terra fertile, culla della civiltà.
Il Paese “reale” invece è vivo, chiassoso, e profondamente musulmano. Il Cairo, “La Vittoriosa” in arabo, piegata sotto il peso di venti milioni di abitanti assume in sé le molteplici forme di una società complessa, molto spesso negletta per i visitatori che normalmente seguono percorsi brevi e predefiniti per poi transumare verso località più amene. Pochi i contatti con la gente, scarsi i momenti di scambio.
La scoperta di questa città rappresenta invece un’esperienza forte ed insieme spossante. Luci, sguardi intensi, il canto del muezzin che interrompe un pensiero, l’aria pesante e inquinata, il caos la polvere la sabbia la povertà, i sorrisi e la rassegnazione, la calma e la voglia di riscatto. Una realtà proteiforme che sembra coinvolta in un rimestìo senza tempo.
Dell’islam, così come lo si conosce in Europa, non si trova quasi traccia. Qui, non si trovano segni dell’odio che spesso si legge sui quotidiani e che contrapporrebbe musulmani e cristiani. La società è sicuramente lacerata, ma le cause non sono certamente da ricercare in un ideale scontro di civiltà. La gente ha più prosaicamente fame, ha bisogno di alloggi, ha bisogno di lavoro. Al Cairo come altrove, anche se l’Egitto si esaspera nella capitale.
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