"Bandura: la Palestina in Libano"
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Un lavoro fotografico toccante che testimonia le condizioni di vita quotidiane dei profughi palestinesi nei campi libanesi di Mar Elias, Chatila, Beddawi, Nahr al Bared dopo i bombardamenti dell'esercito di Monica MacchiSono queste immagini che testimoniano le strategie di resistenza quotidiane dei palestinesi dentro il contesto di un Libano in crisi con se stesso. Le leggi libanesi stabiliscono, ad esempio, che i campi profughi debbano avere un’estensione massima di un chilometro quadrato. E allora si costruiscono le case in altezza. Si creano allacci elettrici che ricamano il cielo. E si cerca di ovviare alla corrente che salta regolarmente collegando il computer alle batterie da auto.
In questi campi, dove l'esercito libanese non ha lasciato niente, neanche i vetri delle finestre o le porte, si continua anno dopo anno a festeggiare la festa del sacrificio sgozzando agnelli, e a sostenere con dignità il diritto dei profughi palestinesi di ritornare alle loro case e alle loro terre.
Altre volte la strategia di resistenza è collettiva come a Beddawi, un campo profughi del
nord vicino alla città di Tripoli a tutt'oggi sconvolto dall'emergenza abitativa causata
dall'afflusso di profughi in fuga da Nahr al Bared.
E in un Libano disseminato di foto di martiri, nel campo di Mar Elias ci si aggrappa alla bellezza come unico valore consolatorio, inventando storie d'amore tra le linee squadrate delle grate e le forme tondeggianti della cupole della moschea.
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