La città, i grattacieli, il traffico ma soprattutto i suoi abitanti, rendono la capitale nipponica una città unica. Dietro le sembianze di una megalopoli modernissima ed efficiente si nasconde un altro Giappone
di Liliana Vanzini
Il Giappone può sorprendere ancor prima dell’atterraggio, quando, pensandolo come una tra le più grandi potenze del mondo, si scorge dall’oblò la sagoma di un’isola. Come può un’isola poco più grande dell’Italia detenere tanto potere? E sorprende subito dopo l’atterraggio. Dopo tante ore di volo si è calati in un ambiente rigoroso ed asettico come una sala operatoria e non, come ci si aspetterebbe, in ambienti caldi e umidi, adornati di ninnoli e fiori con profumi dolciastri diffusi nell’aria. Inoltre nel tragitto dall’aeroporto Narita Tokyo, verso il centro città, o meglio “i” centro città, non sembra di aver lasciato l’occidente.
Le megastrutture urbane, i grandi raccordi e i grattacieli si susseguono come in Europa o in America così come le stazioni della metropolitana, le insegne luminose, le auto e i tassì. Malgrado la familiarità la sensazione è, però, quella di una sorta di lievità, una sensazione di diverso a cui non si è abituati. Sono loro, le persone, che fanno la differenza. Sono tante persone, sono tantissime che si muovono attorno con frenesia operosa ma non accompagnata da frastuono. Nei loro movimenti c’è assenza di aggressività, nessuno sgomita o spintona, nessuno vuole arrivare prima, sui loro volti le espressioni sono rilassate e mai contratte, persino amabili. Intorno, nelle strade, c’è ordine, c’è pulizia, c’è contenimento del rumore. 
Qualsiasi sia la natura di chi visita Tokyo, essa troverà ciò che più la soddisfa. Ma in modo sorprendente, ancora una volta, sarà l’abbondanza delle cose gradevoli e l’infinita naturalezza con cui si può goderne ad arricchire l’anima del visitatore. E per ogni visitatore di ritorno in occidente con l’animo lenito ci sarà un giapponese che chiuderà gli occhi sul metro per concedersi un momento in cui stare solo con sé stesso.
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