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Elements 6: il piccolo Photoshop

Abbiamo già avuto modo di scriverlo su FotoUp: sino a due-tre anni fa lo scenario del software per gli appassionati di fotografia digitale era molto semplice. Poi è stato tutto un fiorire di applicazioni più o meno sofisticate che vanno dai programmi cosiddetti shareware, da pochi euro, sino a emuli di Photoshop che possono costare quanto uno stipendio mensile. A questo aggiungiamo i più recenti servizi di fotoritocco su Internet, e il panorama è completo.
 In casa Adobe la distinzione tra i tre programmi principali della famiglia Photoshop (CS3, Lightroom, Elements), considerati nell’ottica del fotografo e per la parte di fotoritocco, sta diventando una questione più di prezzo e di filosofia d’utilizzo che di funzioni vere e proprie di ogni singolo software. Questo anche perché Photoshop Elements 6 - l’oggetto di questo articolo - ha acquisito una serie di elementi costitutivi che non si associano all’idea tradizionale di un prodotto da meno di cento euro (per la precisione 88,80 euro in versione completa, 69,60 euro l’aggiornamento).

Photoshop Elements 6 mostra un’interfaccia diversa dal solito, che chiaramente deriva dalle ispirazioni grafiche legate a Photoshop Lightroom e segue altrettanto evidentemente lo stile “dark” (il colore predominante è il grigio scuro) che oggi sembra di moda fra chi fa software di fotoritocco. Rispetto al cugino Lightroom, però, Elements ha molti piccoli elementi dell’interfaccia più c olorati, quasi più giocosi. A nostro avviso l’accostamento tra un’impostazione generale che tende allo scuro - e che, va detto, mette in buona evidenza le foto specie per chi ha uno schermo lucido - e alcuni elementi in tinte pastello non è dei più riusciti. Ma come sempre in questi casi, è una questione di gusto personale.
Altra cosa che si nota subito al lancio di Elements 6 è la perfetta integrazione con altri software “seri” di Adobe. Bridge lo si può richiamare direttamente dalla barra principale del programma, Camera Raw entra in azione automaticamente non appena importiamo una immagine Raw. E soprattutto ci mette a disposizione tutte le sue regolazioni.



Per la sezione di elaborazione grafica, Elements ha poco da invidiare allo stesso Photoshop CS3, un poco che diventa nulla se consideriamo il tipo di utenza di Elements. Tra l’altro i filtri creativi disponibili sono praticamente i medesimi del fratello maggiore, come identica è l’interfaccia per il loro utilizzo. Anche Elements segue una struttura a livelli (layer) delle immagini, grazie alla quale le possibilità creative - aggiungendo layer su layer e filtri su filtri - sono limitate solo dalla nostra fantasia e dalla capacità di contenere il cattivo gusto. Pennelli, timbri, forme e strumenti vari sono un ampio sottoinsieme di quelli di Photoshop, del quale diventa difficile sentire la mancanza.

 Venendo al lato più fotografico, anche in Elements 6 è stata adottata la concezione del flusso di lavoro, sebbene non si tratti di un flusso di lavoro articolato come può essere quello di Lightroom. In Elements 6 il workflow è diviso in tre passi che corrispondono alla tre sezioni del software: Edit, Create, Share (elabora, crea, condividi). Volutamente Elements ignora quello che c’è a monte del fotoritocco: non mantiene una sua libreria di immagini, non ha funzioni di selezione/filtro dei file o di gestione di parole chiave o votazioni (rating) da assegnare alle immagini. Parte di queste operazioni sono demandate a Bridge, il resto semplicemente non c’è.
Nella sezione di fotoritocco (in senso proprio, lasciando stare l’elaborazione grafica) troviamo tutto quello che può servire al fotografo medio. Molti strumenti a disposizione sono prevedibilmente sbilanciato verso tutto ciò che è automatico: contrasto, correzione dei colori, sharpening, eliminazione dell’effetto occhi rossi... Tutto può essere lasciato alla cura di Photoshop Elements, fino ad arrivare alla funzione Auto Smart Fix che “corregge” tutti i parametri dell’immagine. Ci sembra che funzioni bene, meglio di altri software che abbiamo provato, e ha sicuramente il merito di non seguire la brutta moda del momento che tende a saturare troppo le immagini. Valutazioni positive anche per la funzione di correzione delle eventuali distorsioni ottiche introdotte dall’obiettivo usato, la gestione manuale dello sharpening, per la conversione in bianco/nero e infine per la funzione davvero peculiare di Photoshop Elements 6: PhotoMerge.
PhotoMerge è il lato creativo un po’ più giocoso di Elements e, per essere più precisi, si declina in tre funzioni distinte: PhotoMerge Group Shot, PhotoMerge Faces e PhotoMerge Panorama.

 PhotoMerge Group Shot crea una nuova immagine partendo da un insieme di fino a dieci scatti originari di - come indica il nome - un gruppo di persone. Come prima cosa dovremo selezionare una di queste immagini come principale: è quella che ha il maggior numero di elementi che per noi vanno bene, in particolare lo sfondo. Dalle altre immagini sceglieremo delle zone limitate che verranno intelligentemente “incollate” sull’immagine principale, nella stessa posizione di partenza. Per capirci con un esempio: partendo da tre o quattro foto di un gruppo di amici, ne sceglieremo una come principale, poi prenderemo gli occhi di un soggetto da un’altra foto (perché magari nella foto principale sono socchiusi), il sorriso da un’altra ancora e via dicendo: in pratica cercheremo di prendere il meglio dalle foto che abbiamo. Sembra una funzione che avrebbe fatto la felicità dei fotoritoccatori della Guerra Fredda, ma teniamo conto che non è una bacchetta magica. Il software decide “quanto” deve prendere dell’area che gli abbiamo genericamente indicato per poterla fondere bene con la foto principale, ma se ingrandiamo il risultato finale vedremo (anche perché sappiamo dove cercarli) i punti di giunzione delle aree “incollate” con l’immagine principale. Bisogna lavorarci su, sfruttando il fatto che l’immagine generata da PhotoMerge Groups è un file di Elements con due livelli: l’immagine principale come sfondo e il frutto della “fusione” come livello superiore.
 PhotoMerge Faces è una funzione analoga ma ha uno scopo dichiaratamente più ludico: mettere il volto di una persona sul corpo di un’altra. Si scelgono due foto (anche in questo caso una è la principale, dall’altra prenderemo solo la testa) e si indicano in entrambe i punti chiave (gli occhi e la bocca) dei due volti, dopodiché si indica al software l’area del viso che ci interessa replicare. A meno che le due foto non siano molto simili per lo sfondo, per la posizione dei soggetti e per la loro grandezza relativa, il risultato non è molto soddisfacente. Anche in questo caso possiamo intervenire sul risultato di PhotoMerge, che è sempre un file di Elements con due layer.
 PhotoMerge Panorama, infine, unisce automaticamente e “intelligentemente” una serie di scatti parziali di un panorama. Non si limita ad affiancarli nei punti di contatto, come fanno altri software, ma prende da ciascuna foto originaria le aree più indicate a generare un panorama finale che non mostri i classici “punti di sutura” tra una foto e l’altra. Se non ci piace quello che Elements ha creato - anche se in genere ci pare che la funzione lavori bene - possiamo eseguire manualmente l’operazione di allineamento.

 Va poi citato il Magic Extractor, che evidentemente si basa sugli stessi algoritmi delle funzioni PhotoMerge. Serve a estrarre un elemento di primo piano dal suo sfondo, ad esempio una persona fotografata di fronte a un paesaggio. Noi dobbiamo solo indicare grosso modo cosa vogliamo estrarre e cosa consideriamo come sfondo, poi ci penserà il software. Se tra soggetto e sfondo c’è un contrasto sufficiente, l’estrazione funziona bene al primo colpo. Altrimenti si può procedere per aggiustamenti successivi.
Completata la fase di fotoritocco, possiamo passare nella sezione Create per decidere cosa fare delle nostre immagini. Possiamo a questo punto creare un album fotografico, un collage fotografico (in pratica una cartolina con elementi grafici e nostre foto), una galleria fotografica (piuttosto semplice) in formato Html o una presentazione in PDF. La sezione finale (Share) è dedicata all’output vero e proprio: permette di esportare una galleria Web, inviare immagini via e-mail o masterizzare un DVD o un CD con le nostre immagini.
Il livello di sofisticazione di queste funzioni è volutamente mantenuto medio-basso. Le opzioni disponibili non sono molte e questo impedisce di sbagliare qualcosa, anche grazie al fatto che le procedure di creazione - ad esempio di un libro fotografico - sono quasi sempre guidate. Chi cerca una maggiore possibilità di personalizzazione deve inevitabilmente andare oltre Elements.

 Detto tutto questo, la domanda spontanea è: per chi è indicato Photoshop Elements? Nell’ottica Adobe il problema non si pone: Photoshop CS3 è il programma professionale per chi fa tante cose legate alla grafica digitale, Lightroom è il software professionale o semi-pro per chi fa solo fotografia ed Elements va bene per l’appassionato puro e semplice. I prezzi vanno di conseguenza.
Posizione ineccepibile quella di Adobe, ma se effettivamente Photoshop CS3 - fosse solo per il cartellino del prezzo (e noi poeticamente presumiamo che il software lo si acquisti) - si chiama fuori dalla mischia, per così dire, il dilemma tra Elements e Lightroom ce lo potremmo anche porre.
A distinguerli è innanzitutto, come detto all’inizio, una questione di filosofia: Lightroom è impostato su un processo di lavoro professionale (scatta, seleziona, ritocca, esporta) mentre Elements su uno più semplice (scatta, ritocca, condividi). Lightroom gestisce anche l’organizzazione delle foto nel nostro archivio, Elements no. Però Elements ha molte più funzioni di elaborazione grafica in senso lato, mentre Lightroom si limita a quelle più strettamente fotografiche di ritocco. Se con il fotoritocco vi piace giocare, forse Elements fa più per voi.
Per capirlo, prima di mettere mano al portafoglio conviene testare entrambi i programmi per i trenta giorni che sono consentiti dalle versioni dimostrative.

fv
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