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1D Mk IV: l'evoluzione della specie

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Con l'annuncio della EOS 1D Mark IV Canon ha praticamente completato il rinnovamento della propria line-up. Più megapixel, sensore in formato APS-H, più velocità, video Full HD e tante nuove tecnologie a cominciare da un autofocus da sogno

di Amedeo Novelli

A poco più di due anni dal lancio della Mark III, Canon ha presentato ieri a Milano il nuovo corpo professionale, completando di fatto il rinnovamento della sua offerta cui ora manca solo l'erede della EOS 1Ds. Prima di vedere quale ricetta è stata scelta da Canon per rispondere alle esigenze dei professionisti, analizzando le caratteristiche tecniche della Mark IV si nota subito una linea di continuità con la Mark III sia per quanto riguarda il design del corpo, sia per la filosofia generale della macchina.

La EOS 1D Mark IV è infatti uno “strumento di lavoro” in senso stretto e in quanto tale è stato progettato partendo proprio dalle applicazioni cui la macchina è destinata. Dunque semplificando, visto che la validità del progetto EOS 1 non è mai stata in discussione, Canon si è concentrata sullo sviluppo di soluzioni e tecnologie atte a migliorarne ulteriormente qualità e prestazioni.



Canon EOS 1D Mark IV




L'idea alla base della Mark IV è però rimasta la stessa su cui era stata disegnata la Mark III: fornire una macchina potente, affidabile, flessibile e molto veloce così da permettere ai fotografi di affrontare sport, cronaca, fotogiornalismo, fotografia naturalistica, eventi e cerimonie senza alcun tipo di problema. Più o meno tutto, dunque, con l'esclusione delle attività di studio.

Un obiettivo importante da raggiungere specie considerando le trasformazioni indotte dalla crisi nel campo della fotografia professionale. Un compito che, nonostante le iniziali polemiche sull'autofocus, la Mark III ha svolto e svolge tuttora alla perfezione. Dopo due anni però c'era bisogno di “aggiornare” la macchina con tantissime nuove tecnologie capaci di migliorarne gli standard prestazionali e, soprattutto, di aggiungere qualche megapixel in più. Il passaggio a un sensore da 16 megapixel permette infatti di colmare una delle poche lacune della Mark III che con i suoi 10 megapixel faceva un po' fatica a supportare la stampa su grande formato. Da notare però, che come fu per la Mark III, anche per la Mark IV Canon si è guardata bene dallo spingere troppo l'acceleratore in questo senso. Sebbene sia consapevole che questo argomento potrebbe essere usato dal marketing della concorrenza, l'azienda nipponica ha scelto una risoluzione a nostro avviso perfetta per le esigenze dei fotografi.

Sedici megapixel sono più che sufficienti sia per le stampe di grande formato, sia per qualche cropping. Sedici meapixel, inoltre, sono perfetti sia perché significa avere a che fare con file di dimensioni “umane”, sia perché consentono di ottenere una qualità dell'immagine molto elevata grazie anche a pixel di dimensioni accettabili. Anche la conferma del formato del sensore, un APS-H, con un crop factor di 1,3, non è casuale e risponde a un modello collaudato proprio dall'esperienza acquisita sul campo dalla EOS 1D Mark III. Questo formato non penalizza troppo i grandangoli (un 14mm ha la prospettiva di un 18mm) ma rende un po' più “aggressiva” un'ottica come per esempio il 70-200 che così” chiude” l'inquadratura quel tanto di più (260mm) da permettere per esempio al fotografo sportivo di inquadrare meglio l'altra metà del campo di gioco.



Canon EOS 1D Mark IV









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