Tecnica
FotoUp Test: Fujifilm FinePix S5 Pro
Uno sguardo ravvicinato a una reflex uscita un anno fa ma che è rimasta per molti un oggetto misterioso. Un test durato un giorno per farsi un'idea più precisa di caratteristiche, pregi e difetti della reflex prosumer targata Fujifilm
di Francesco Varano
La Fujifilm FinePix S5 Pro non è esattamente una novità (è stata presentata nel Settembre 2006) ma è ancora un oggetto un po’ misterioso, almeno per quei molti appassionati che si chiedono perché spendere circa 1.600 euro per una specie di clone della Nikon D200. Che oggi si può invece trovare a 1.400 euro e, probabilmente, scenderà ancora di prezzo dopo l’arrivo sul mercato della sorella maggiore D300.
Abbiamo passato una giornata con la reflex Fuji, cercando di capire quanto sia sensato il paragone con la D200 e se effettivamente la S5 Pro abbia quel qualcosa in più che il suo cartellino del prezzo lascia intendere. Ecco quello che abbiamo scoperto.
Esteriormente e in quanto a comandi, la S5 è identica alla D200. Chi ha avuto modo di usare in precedenza una reflex Nikon si trova subito “a casa”. I comandi sono posizionati razionalmente, anche se il dorso resta a nostro avviso sempre un po’ affollato di pulsanti e cursori, e usando la ghiera posteriore e quella anteriore si riesce a lavorare senza staccare quasi mai l’occhio dal mirino. La derivazione Nikon ha le immaginabili ricadute positive anche in quanto a robustezza del corpo macchina, efficienza dell’autofocus e affidabilità dell’otturatore, testimoniata da un rassicurante rumore “solido” al momento dello scatto. La S5 è dotata della funzione Live View, quindi può mostrare sul display posteriore l’immagine inquadrata dall’obiettivo. Due i limiti: in questa modalità l’autofocus non funziona (si focheggia a mano) e il display LCD non è orientabile ma fisso, cosa che attenua di molto l’utilità del Live View. In studio, che non a caso è uno dei luoghi d’elezione della S5, si rivela però utile.
Rispetto alle radici Nikon cambia decisamente il software di gestione. E’ inevitabile perché l’anima Fuji della S5 Pro è costituita da due componenti: il processore d’immagine e il sensore CCD. Proprio il sensore è l’elemento caratterizzante della reflex Fuji e necessita di un software di gestione specializzato. Vediamo perché.
Battezzato Super CCD, il sensore Fuji è definito da 12 Megapixel, ma in realtà sarebbe più corretto dire che comprende 12 milioni di fotorecettori che danno origine a 6 milioni di “punti immagine”. Ci spieghiamo meglio. Dei 12 milioni di fotorecettori, sei sono detti di tipo S e operano come un pixel normale, sei sono detti di tipo R e sono più piccoli e meno sensibili. Un singolo pixel della foto digitale che scattiamo è in realtà il frutto della integrazione delle informazioni raccolte da un pixel S e dall’adiacente pixel R (i due tipi di pixel sono intervallati fra loro). Dato che le loro sensibilità sono diverse, è come scattare una foto usando contemporaneamente due impostazioni ISO diverse: quello che un pixel S non riesce a “vedere” perché troppo luminoso, viene registrato dal meno sensibile pixel R. Vale ovviamente anche il viceversa: un pixel S registra quello che il pixel R non riesce a rilevare perché troppo poco illuminato.
Il processore d’immagine della S5 Pro si occupa poi di convertire tutte queste informazioni in una immagine che dovrebbe avere - e infatti ha - una gamma dinamica superiore a quella di un sensore convenzionale, al prezzo di una risoluzione reale inferiore a quella teorica perché le informazioni provenienti da un pixel R e dall’adiacente pixel S non generano due pixel distinti ma un pixel più “profondo”. I 12 Megapixel effettivi, quando necessari, vengono generati per interpolazione.
Va comunque detto che non è obbligatorio usare la reflex Fuji cercando sempre la massima gamma dinamica. Dal menu di gestione si può scegliere di avere dal 100% della gamma dinamica, ossia quello che si avrebbe con un sensore classico, al 400% che è il massimo sfruttamento dell’approccio Fuji. C’è anche una impostazione Auto, la quale ci è sembrata cercare comunque il massimo della gamma dinamica possibile nelle varie situazioni.
Il software di gestione della reflex prevede anche la “simulazione” di certe pellicole, ossia imposta i parametri di ripresa in modo da avere lo stesso risultato finale che darebbe una determinata pellicola, ad esempio la nota e apprezzata Fujichrome. Un’opzione comoda, che sarebbe comunque possibile replicare manualmente agendo direttamente sui consueti parametri di saturazione, tonalità e contrasto. Un dettaglio: quando si sceglie una pellicola tra quelle predefinite, non si ha più la possibilità di variare la gamma dinamica.
Consapevoli di questo “codice genetico” della S5 Pro, l’abbiamo messa alla prova nelle condizioni a lei più favorevoli e in quelle più sfavorevoli.
Le condizioni favorevoli per la S5 Pro prevedono sostanzialmente riprese in condizioni di contrasto elevato, con soggetti statici o comunque non in movimento veloce (la S5 Pro fa al massimo 3 fotogrammi al secondo) e con dettagli da estrarre sia dalle zone in ombra che da quelle ben illuminate. In questi casi la S5 Pro dà il massimo di sé, creando immagini dalla gamma dinamica effettivamente superiore a quella delle reflex digitali tradizionali. Non aspettiamoci immagini in stile HDR, per quelle servono sempre il bracketing e Photoshop, ma le belle sorprese sicuramente ci sono. Belle sorprese che vengono anche dalla naturalezza dei colori e in particolare degli incarnati. Per questi due aspetti la S5 batte nettamente la cugina D200.
Man mano che cala la sera e che spingiamo gli ISO verso l’alto, invece, la reflex Fuji entra in crisi. Una crisi comprensibile: scendendo sotto una certa soglia di illuminazione ambientale, i pixel R - meno sensibili - non raccolgono più informazioni “costruttive” e ci troviamo con una macchina che di fatto opera a 6 Megapixel cercando di generare una immagine da 12. Meglio passare direttamente in modalità 6 Megapixel ed evitare il fiorire di artefatti nelle fotografie, anche se a questo punto molti non potranno fare a meno di pensare che 1.400 euro per una macchina da 6 Megapixel sono un po’ tanti.
Va poi sottolineato anche che il classico dilemma tra scattare in RAW o in Jpeg è meno semplice del solito, se si cerca il massimo della gamma dinamica. La scelta solitamente migliore (il RAW) in questo caso presenta due lati negativi. In primo luogo i file RAW della S5 sono molto pesanti (20-25 Megabyte), quindi la reflex ci mette un bel po’ a salvarli sulla sua scheda di memoria. Poi non è detto che software diversi da quelli Fuji, come ad esempio i diffusissimi Adobe Camera RAW o Lightroom, ne sappiano estrarre il massimo delle informazioni. Per contro, i file Jpeg generati dalla S5 sono di buona qualità, seppure un po’ “piatti”, anche grazie a un algoritmo efficace di riduzione del rumore che risulta utile - quasi indispensabile - alle alte sensibilità. In breve, anche i fan a tutti i costi del RAW o al massimo del Tiff dovrebbero ritornare sui propri passi e lasciar fare al processore della S5 il lavoro che solitamente preferiscono fare loro stessi in Photoshop.

Tirando le somme, chi può essere conquistato dalla Fuji S5 Pro?
Non certamente il fotografo sportivo (3 fps sono pochi) e molto probabilmente neanche quello generalista, al quale i vantaggi del Super CCD Fuji non servono gran che e comunque non appaiono proporzionati al prezzo della macchina. Men che meno sarà interessato chi ha l’ansia da Megapixel: come abbiamo sottolineato, in molte occasioni la S5 è macchina da 6 Megapixel e non da 12.
Se invece fate spesso foto in cui ci sono contemporaneamente luci e ombre tali da mettere a dura prova l’esposizione delle reflex classiche, e di cui volete estrarre il massimo dei dettagli, allora la S5 Pro vale almeno un test sul campo. Nella pratica ciò significa che la reflex Fuji piacerà a chi fa foto d’architettura, paesaggi, ritratti, still life (se basta la risoluzione) e lavoro in studio. Ma dovrebbe piacere soprattutto ai “matrimonialisti”, a cui non sfuggirà l’importanza di avere una macchina solida, in grado di gestire situazioni di alto contrasto (pensate alla sposa in bianco vicino allo sposo in grigio scuro) e di rendere bene nei ritratti.
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nov 27, 12:40
