Lumix GH2: come una reflex
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Panasonic, come Olympus e Sony, è impegnata fortemente nella creazione di un nuovo segmento di macchine fotografiche che sembrano delle reflex ma che delle vere reflex non sono visto che sono più piccole e più leggere sebbene possano vantare un sistema di ottiche intercambiabili. La nuova GH2 ha il compito di convincere chi ha ancora dei dubbidi Atomo BiraghiVista in termini di mercato la nuova categorie di macchine fotografiche lanciate da Sony, Panasonic e Olympus sembra figlia di un ragionamento ben preciso. Dal momento che attaccare in modo diretto l'egemonia Canon e Nikon sul mercato delle reflex è cosa assai difficile e si corre il rischio di lasciarci le penne, proporre un prodotto simile ma di fatto alternativo può senza dubbio portare migliori frutti. E le cose stanno andando proprio così, sia perché in effetti macchine come la nuova Panasonic Lumix DMC-GH2 hanno caratteristiche pur avendo in comune parecchio con una reflex offrono in più delle caratteristiche peculiari che potrebbero attirare l'attenzione di una gran fascia di utenti, soprattutto prosumer. La maggiore facilità d'uso, dimensioni ridotte e una minore duttilità, accompagnate dall'allettante possibilità di poter di un parco ottico simile a quello di una Canon o di una Nikon stanno convincendo molte persone a fare scelte differenti per sostituire la propria compatta divenuta ormai un limite rispetto alle proprie ambizioni fotografiche.
Tutte le novitàRispetto al modello che affianca e sostituisce, ossia la GH1, la nuova arrivata in casa Panasonic dispone di una dotazione tecnica ancora più robusta e soprattutto di un complessivo aggiornamento in termini di tecnologia. Il primo elemento che salta agli occhi è quello relativo alla risoluzione del sensore che è balzata dai vecchi 12 MP effettivi ai 16 MP. Un salto in avanti paragonabile lo compie anche la sensibilità ISO equivalente che ora arriva a un massimo si 12.99 contro i 3.200 del passato. Per quanto riguarda il video è stata aggiunta la risoluzione interlacciata di 1.920x1080i a 60 fps che si affianca alla Full HD già presente anche sulla Lumix GH1.
Il display è rimasto delle stesse dimensioni, tre pollici, ma ora come nel caso della G2, è di tipo Touchscreen e permette di gestire in questo modo anche alcune funzioni di ripresa e scatto. Sono invece rimaste invariate sia la forma e il design generale, sia l'ingombro e il peso. A questo proposito vale la pena sottolineare come si stia parlando di una fotocamera che è lunga poco più di dodici centimetri, alta 9 e profonda 7: almeno il 30 percento rispetto a una reflex prosumer.
Senza un rapporto di scala, invece, l'aspetto assolutamente reflex delle Panasonic può invece trarre in errore. Solo guardando più da vicino alcuni particolari, specialmente il mirino elettronico ci si accorge che non si tratta di una vera reflex ma di qualcosa di assolutamente simile. Anche la distribuzione dei comandi principali non è assolutamente diversa e mentre sul retro si trovano prevalentemente le funzioni associate alla fase di playback, sul retro del corpo macchina si trovano le ghiere per la regolazione di tempi, diaframmi, ISO e l'otturatore. Come per le reflex è presente una sagomatura che funge da impugnatura sul lato destro e al cui interno viene alloggiata la batteria che alimenta la GH2. Alla prova d'uso, l'unica che conta l'ergonomia si è rivelata adeguata ad avere una presa sufficientemente salda ma che al contempo consentisse agevolmente di intervenire sui parametri principali senza particolari acrobazie. La miniaturizzazione, senza dubbio apprezzabile del corpo rispetto a quanto accade per le reflex, ha un prezzo da pagare, specie se non avete delle mani da fatina. La GH2 è così piccola da rendere la vita un filo più complicata ha chi le mani molto grandi che fa un po' fatica a gestire dimensioni tanto ridotte.
La presenza di un sistema touchscreen particolarmente evoluto e che permette di intervenire anche sullo scatto, consente di superare in parte questo problema anche se c'è da mettere in conto un periodo di training minimo per imparare a fare le foto “con le dita”. Una volta capito il meccanismo però, tutto divine molto più facile e perfino divertente, sebbene talvolta si abbia l'impressione di essere su un videogioco, piuttosto che di scattare una foto. Segno dei tempi.
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