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Tecnica



Photon, l'alternativa "raw" per Mac

Un tool software per Macintosh offre una valida alternativa a Camera Raw dei prodotti Adobe, ma anche agli altri programmi specializzati nella gestione del formato raw

 

di Francesco Varano

 

Anche John Nack, product manager di Adobe per la linea Photoshop, un po’ di tempo fa ha dovuto riconoscere, attraverso il suo blog, che la maggioranza dei fotografi usa ancora Camera Raw come software preferenziale per elaborare le proprie immagini in negativo digitale. Questo anche dopo lo sviluppo di applicazioni specifiche come Adobe Photoshop Lightroom e Apple Aperture. Per la precisione, a questo indirizzo, Nack riportava i risultati di un’indagine tra un migliaio di professionisti nordamericani: il 66,5% usava Camera Raw nelle prime fasi del proprio flusso di lavoro, il 23,6% Lightroom, il 5,5% Aperture. Va detto che la bassa presenza di Aperture nell’indagine è legata al fatto che questa ha riguardato utenti sia Mac che Windows, mentre Aperture è disponibile solo per la piattaforma Apple.

 

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Della qualità di Lightroom e Aperture non dubita nessuno, quindi il problema non è legato a loro limiti. Semmai è l’opposto: come strumenti di selezione e valutazione delle immagini in Raw sono persino eccessivi, quindi vengono messi in secondo piano da chi per la fase successiva del suo workflow (l’elaborazione digitale) preferisce affidarsi al buon vecchio - e ormai ben conosciuto - Photoshop.

 

Lightroom e Aperture, quindi, devono probabilmente aspettare che si crei una fascia nuova di utenti - intermedia tra l’appassionato evoluto e il professionista o semiprofessionista - orientata a fare tutto con una sola applicazione di fascia medio-alta. Resta il nodo di chi si è abituato a Photoshop e non ha intenzione di cambiare applicazione di fotoritocco, ma potrebbe valutare nuovi programmi per l’importazione degli scatti in Raw, specie considerando che oggi Adobe deve distribuire le sue attività di sviluppo sia su Lightroom che su Camera Raw e che sembra, almeno sinora, privilegiare il primo rispetto al secondo.

Ci sono in questo senso molte più soluzioni di quanto non si pensi. Quella dei “Raw importer” è una nicchia che in realtà esiste da tempo ed è popolata da diversi applicativi di costo tutto sommato contenuto (cinquanta-cento euro) e che si dedicano proprio come filosofia concettuale solo ed esclusivamente alla fase iniziale di un workflow in camera chiara: importazione delle immagini Raw, selezione delle migliori, esportazione verso un programma di fotoritocco.

Da qualche tempo per gli utenti Mac c’è un nuovo selezionatore di immagini Raw che vale la pena valutare: Photon di Green Volcano Software. Si tratta di un’applicazione ancora in fase iniziale di sviluppo (siamo solo alla versione 1.0.1) ma che promette bene in quanto ai due requisiti fondamentali che un software deve offrire nelle attività di importazione e valutazione degli scatti: velocità e immediatezza d’uso. Vediamo perché.

 

All’avvio di Photon si nota che la sua impostazione di base deve evidentemente qualcosa ad Aperture: una finestra principale visualizza i nostri scatti e permette di raggrupparli in “stack” (pile) di immagini simili, mentre due pannelli grigi semitrasparenti “fluttuano” intorno alla finestra principale e mostrano i metadati e l’istogramma relativi all’immagine che stiamo esaminando. Chi ha usato Aperture sa che l’applicazione Apple segue lo stesso modello.

Photon_raw_softwareIl primo passo è ovviamente importare gli scatti, dando in pasto al programma la cartella dove li abbiamo copiati o direttamente una scheda di memoria. Photon importa le immagini e le colloca tutte in un primo stack. L’operazione è veloce su macchine dalla configurazione adeguata (nel nostro caso un Mac Intel Core 2 Duo con processore a 2,33 GHz e 2 GB di memoria Ram). L’impressione complessiva è quella di lavorare in modo leggermente più veloce di quanto non accada in Lightroom e Aperture, perché Photon probabilmente cerca di caricare in memoria l’immagine che stiamo esaminando e almeno la successiva, di modo che il passaggio dalla prima alla seconda è immediato e non ha quell’attimo di pausa dovuto al caricamento in memoria e alla decodifica di un nuovo scatto. Non sembrano esserci spiegazioni diverse da questa: Photon è un’applicazione molto “leggera” (3,8 MB) e quindi non può avere un suo modulo “speciale” per l’importazione e la decodifica degli scatti in Raw, appoggiandosi evidentemente alle funzioni di gestione dei Raw di Mac OS X. E’ naturalmente possibile anche importare scatti non in Raw ma in formato Jpeg, Tiff e molti altri.

 

Importati tutti gli scatti nel primo stack, Photon si aspetta che noi li “sfogliamo” e man mano li spostiamo in altri stack, creati successivamente, dove potremo raggruppare le immagini che hanno qualcosa in comune: soggetto, momento dello scatto, giudizio (tutte quelle scartate, ad esempio, o quelle su cui abbiamo deciso di lavorare ulteriormente)... quello che preferiamo. Gli sviluppatori di Photon hanno cercato di velocizzare lo spostamento delle foto negli stack: possiamo banalmente farlo con il mouse, ma c’è un modo molto più rapido. A ogni stack si può associare un tasto (ad esempio una lettera dell’alfabeto), premendo il quale la foto visualizzata si sposta subito nello stack corrispondente. Provare per credere, è un sistema molto semplice ma anche molto veloce per organizzare decine e decine di scatti, se si è creata una struttura di stack razionale e adatta per le nostre esigenze.

Sulla singola foto si può intervenire molto poco, come è nella filosofia di applicazioni come Photon. L’immagine può essere ingrandita alle dimensioni reali per esaminarne i dettagli e ruotata a destra o a sinistra. E basta. Anche i comandi dell’interfaccia principale di Photon sono pochissimi, se confrontati alle applicazioni di fotoritocco: creare stack, cancellarli ed esportarli, visualizzare i pannelli “fluttuanti”, muoversi fra le immagini in uno stack.

La parte finale del lavoro in Photon è - o perlomeno dovrebbe essere - l’esportazione di uno o più stack, operazione che in pratica vuol dire che le immagini dello stack prescelto verranno salvate in una cartella dedicata ed eventualmente convertite in un formato diverso (partendo da file Raw, i formati di esportazione possibili sono Jpeg, PNG, PSD e molti altri) durante il processo. Le immagini esportate sono pronte per essere passate al nostro programma di fotoritocco preferito, oppure per essere direttamente stampate o caricate sul Web.

 

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In un mercato in cui si punta sempre più alle applicazioni onnicomprensive e stracariche di comandi e funzioni, Photon di primo acchito sconcerta per la sua essenzialità. Poi lo si apprezza perché ci fa fare sì una cosa sola (ordinare e selezionare i nostri scatti), ma ce la fa fare velocemente.

Non si può giudicare Photon senza questa premessa, che di per sé seleziona già nettamente l’utenza potenziale del programma. Photon piacerà a chi torna con la scheda di memoria piena di centinaia di scatti da “scremare” velocemente, per trovare quelli che poi andranno lavorati con pazienza in Photoshop, o in qualche altro programma analogo, e di seguito conservati al sicuro su disco. Interesserà invece poco a chi fa giusto una trentina di scatti, butta via i peggiori e apporta poche modifiche (cropping, regolazioni dei livelli...) agli altri. In questi casi va molto meglio un’applicazione di fotoritocco e archiviazione delle immagini semplice ma integrata, come in ambito Mac può già essere iPhoto.

 

 


Archivio      dic 21, 00:43