A bordo campo del derby milanese di rugby continua la prova della 1Ds. Questa volta l'obiettivo è testarne le doti in fatto di "reportage" e qualità dei file, sia RAW che JPG
A cura della redazione
Fotografie di Amedeo Novelli
Sul fatto che la 1Ds e la 1D, nonostante le apparenze non abbiamo in realtà molto in comune, siamo probabilmente tutti d'accordo. A cominciare dal prezzo, oltre 8000 euro per l'ammiraglia e quasi 4000 per la 1D, le differenze sono tante sebbene in realtà il pubblico cui si rivolgono sia di fatto il medesimo, ossia il mercato dei professionisti. Proprio pensando a loro e allo scopo di rimuovere ogni dubbio in merito alle ragioni che possono spingere verso l'una o l'altra macchina, siamo andati a bordo campo del derby milanese di rugby tra il Rugby Grande Milano e la ASR Rugby.
Corredo ideale
Manco a dirlo abbiamo scelto di lavorare con le due macchine contemporaneamente armandole di due ottiche decisamente diverse tra loro: un EF 100-400mm L IS USM e il nuovo EF 16-35 LII, rispettivamente sulla 1D e sulla 1Ds. Non è difficile intuire le ragioni di queste scelte: abbiamo usato la 1D per catturare i momenti più suggestivi del gioco, sfruttandone soprattutto la grande velocità, e la 1Ds per scattare immagini grandangolari che aiutassero a contestualizzare meglio l'evento stesso. Dunque un lavoro più da reportage che da fotografia sportiva, l'ideale per una 21 megapixel full-frame che come abbiamo già visto in occasione del servizio sulla squadra di pattinaggio sincronizzato della settimana scorsa, non ha certo tra le sue corde la vocazione per la fotografia sportiva,almeno intesa in senso classico.
Grandangolo vero e qualità dell'immagine
La qualità delle immagini della 1Ds lascia davvero basiti. I file offrono una definizione dell'immagine e una ricchezza di particolari che non avevamo mai riscontrato prima su nessun'altra reflex digitale. Ciò vale sia quando si utilizzano ottiche tele, per esempio per realizzare foto naturalistiche, sia quando invece si passa ai grandangoli più spinti come il 16mm usato al Giuriati di Milano. Il JPG prodotto dalla 1Ds è molto ricco ma ha un taglio neutro, così da lasciare la maggiore libertà possibile al fotografo in fase di elaborazione e post produzione. L'uso dei file RAW ovviamente consente una gestione ottimale della gran mole di informazioni che il sensore CMOS da 21 megapixel è in grado di memorizzare. Osservando attentamente gli istogrammi e confrontandoli tra loro si nota chiaramente come la macchina riesca a “riempire” di dati “utili” anche le zone più difficili, ossia quelle più scure o quelle dove predominano le alte luci. Intervenendo correttamente sul file RAW si scopre infatti che dove sembra che ci sia solo un'area nera, ci sono in realtà particolari nascosti, pronti a riemergere se trattati nel modo giusto.

Tanta ricchezza di dati e informazioni ha ovviamente anche un rovescio della medaglia. L'elaborazione di file così grandi non è affar semplice per tutti i computer. Un RAW della 1Ds pesa tra i 20 e i 30 megabyte in media e una volta aperto con Photoshop, sui computer meno potenti, si possono riscontrare problemi “seri” specie per chi è abituato a lavorare su grandi serie di file. Certo, spendere più o meno un migliaio di euro per avere il computer adatto ai file della 1Ds è poca cosa se paragonato all'investimento necessario per l'acquisto dalla macchina, ma è bene mettere in conto anche questa spesa, nonché comunque una quantità media di tempo superiore per l'elaborazione dei file.
Un altro grande vantaggio della 1Ds si deve ovviamente alla presenza di un sensore full frame 35mm che, come nel caso della 5D permette di eliminare il crop factor presente per esempio sulle APS come la 1D Mark III. Un vero e proprio plus per chi soffre la mancanza di ottiche al di sotto dei 24mm e che finisce per tornare utile soprattutto a chi si occupa di paesaggi e reportage. In studio o nelle foto naturalistiche, l'uso di un 16mm non rappresenta una vera e propria necessità, ma per quanto riguarda lavori di fotogiornalismo, invece le cose cambiano.
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