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Tecnica



FotoUp Test - Nikon AF-S VR18-200

Quello dei “superzoom” 18-200 mm per le reflex digitali con sensore APS è un segmento particolarmente attivo
di Francesco Varano

Diversi produttori di ottiche hanno in listino una o più versioni di questa classe di obiettivi, che al momento si distribuiscono (molto) orientativamente in due fasce di prezzo: intorno ai 450 euro troviamo le versioni prive di stabilizzatore ottico, a circa 600 euro quelle stabilizzate.

Nikon è presente in questo comparto con il suo collaudato (è sul mercato da fine 2005) Nikkor AF-S VR 18-200/3,5-5,6 G IF-ED, denominazione piuttosto lunga che indica tra l’altro che stiamo parlando di un obiettivo dotato di stabilizzatore ottico (VR, Vibration Reduction), di un sistema di messa a fuoco interna (IF) e di alcune - due, nel nostro caso - lenti a bassa dispersione (ED). Come costo si posiziona nella fascia alta del mercato (si trova a circa settecento euro navigando per Internet, la “forchetta” dei prezzi online va da 649 euro a 727). Dato che l’obiettivo è tra quelli offerti in kit con la nuova D300 - kit in cui, tra l’altro, viene fatto pagare un po’ meno (600 euro) - l’abbiamo provato per verificarne le caratteristiche. Come sempre, sottolineiamo che si tratta di una prova qualitativa e non quantitativa: meno tabelle e numeri e più sensazioni di prima mano.


Ergonomia
L’aspetto esteriore dell’obiettivo Nikkor è “importante”, si tratta di un’ottica più ingombrante di altri obiettivi simili - a titolo di esempio abbiamo pubblicato due immagini che lo mettono a confronto con gli obiettivi 18-200 di Sigma e Tamron - ma non troppo.

 

 

primo confronto




Sul lato sinistro troviamo tre interruttori: uno pone l’obiettivo in modalità di fuoco manuale o mista autofocus/manuale, un secondo attiva o disattiva lo stabilizzatore ottico, il terzo commuta fra le due modalità di funzionamento dello stabilizzatore stesso. Il modo Normal dovrebbe compensare il movimento della fotocamera, con rilevazione automatica del panning e del cavalletto. Il modo Active dovrebbe invece essere più efficiente nel compensare vibrazioni più pronunciate e frequenti.
La ghiera per la focheggiatura manuale è quella più vicina al corpo macchina ed è di dimensioni sufficienti. La sua scorrevolezza è discreta, diremmo anche buona considerando che questo tipo di obiettivi raramente viene progettato con molta attenzione al fuoco manuale.
La ghiera per regolare la lunghezza focale è più esterna ed è anch’essa di dimensioni adeguate. Nel passare dalle focali più corte a quelle più lunghe la ghiera curiosamente si fa più dura intorno ai 50-70 mm e poi ritorna scorrevole, cosa che non accade invece se si passa dalle focali lunghe a quelle corte. Niente di serio, ma l’inconveniente è un po’ fastidioso.

secondo confronto 


Sul lato superiore dell’obiettivo troviamo una finestrella di plastica che copre gli indicatori delle distanze. Ne abbiamo apprezzato la presenza, avremmo apprezzato ancora di più un ulteriore piccolo sforzo: inserire le indicazioni di qualche distanza in più oltre a quelle che ci sono (infinito, tre metri, un metro, mezzo metro). Vicino alla ghiera delle distanze non ci sono le indicazioni delle profondità di campo per nessun diaframma.
Il Nikkor 18-200 non è leggerissimo (560 grammi): nessun problema per la D300 su cui l’abbiamo provato, potrebbe sbilanciare un po’ le reflex più leggere.


Sul campo
La prima cosa che si nota dell’obiettivo è la velocità del suo motore di autofocus, che inoltre è decisamente silenzioso. Scelta positiva anche quella della focheggiatura interna, che ci permette ad esempio di usare un filtro polarizzatore senza doverlo continuamente regolare ogni volta che cambiamo la messa a fuoco.
I tre pulsanti (uno per l’AF e due per la funzione VR) posti sulla sinistra del corpo obiettivo sono ben separati e si possono azionare agevolmente anche senza staccare l’occhio dall’obiettivo, basta ricordarsene l’ordine. Il selettore che commuta tra i due modi di stabilizzazione si distingue, comunque, perché è un po’ più piccolo degli altri due.
Lo stabilizzatore ottico è molto utile, prevedibilmente, e ci sembra che l’affermazione del marketing Nikon secondo cui fa guadagnare quattro stop sia abbastanza corretta, anche se va un po’ articolata meglio. Abbiamo provato a fare qualche scatto alla focale più lunga e abbiamo concluso che il sistema antivibrazioni ci ha permesso di scattare foto nitide anche a 1/15 sec e, con un po’ di buona volontà da parte nostra, anche a 1/8 sec. Senza sistema VR ci siamo fermati a 1/30 sec o a 1/60 sec, a seconda di quanto vogliamo essere comprensivi nel giudicare la qualità delle foto scattate a mano libera. Le buone vecchie regole fotografiche “a occhio” ci dicono invece che il tempo ideale per evitare il mosso sarebbe l’inverso della lunghezza focale: con un 200mm, 1/200 sec.

 

vr01

 

 

vr02

 

 

vr03

 

 

vr04

 

 

vr05

 

 

Riassumiamo e chiariamo. Rispetto a quello che riesce a fare un fotografo che sappia stare ben fermo, il VR del Nikkor 18-200 fa guadagnare 2,5 o 3 stop. Rispetto invece alla “teoria” fotografica i quattro stop promessi ci sono invece tutti. Abbiamo pubblicato i dettagli di alcuni scatti per illustrare questa valutazione: sono particolari al 100% di foto scattate a 200 mm.
Il Nikkor 18-200 usa un diaframma a sette lamelle, quindi con una buona circolarità. L’effetto di sfocatura ne guadagna, ma teniamo sempre presente che già a 40 mm il meglio che abbiamo a disposizione è un diaframma f/4,5: il bokeh artistico non è il pane quotidiano di questo obiettivo, che d’altronde nasce per fare altro. Più avanti trovate maggiormente approfondito questo aspetto.
Nell’uso normale si apprezza la comodità di avere tutte le principali focali sempre a disposizione: difficile che si perda uno scatto particolare perché manca la lunghezza focale opportuna, in fondo abbiamo in mano l’equivalente di un 28-300 mm a pieno formato. Proprio a cercare il pelo nell’uovo, ci sarebbe piaciuto avere una focale minima un po’ più spinta verso il basso, tipo un 24 mm equivalente.


Facendo i sofistici
La nostra è come detto una prova orientativa, ma abbiamo anche fatto qualche valutazione “spannometrica” delle qualità dell’obiettivo. 


Distorsioni ottiche - Come prevedibile a 18 mm il Nikkor mostra una certa distorsione ottica a cuscinetto, mentre all’altro estremo (200 mm) non sono apparse distorsioni rilevanti.

 

18 mm

 

200 mm



Vignettatura - Il Nikkor 18-200 mostra una certa caduta di luce negli angoli dell’immagine, ma è normale e ci appare comunque nella media. Il fenomeno è più evidente a 18mm se il diaframma è tutto aperto, basta salire di focale o chiudere un po’ il diaframma perché il problema scompaia.
Aberrazioni - Grazie con tutta probabilità alla qualità delle lenti adottate, l’obiettivo mostra solo leggere aberrazioni cromatiche ai bordi delle immagini scattate. Un esempio è nella foto che segue che mostra un particolare di un’immagine con ingrandimento 3X. Migliore della media ci sembra il comportamento nei controluce, anche senza usare il paraluce in dotazione (che comunque aiuta).

 

aberrazioni cromatiche


Diaframma - La dicitura “1:3,5-5,6” riguardante l’apertura massima disponibile per l’ottica va ovviamente considerata con prudenza, dato il tipo di obiettivo: f/3,5 è disponibile solo per la focale minima o quasi, dal mediotele in su è il cinque-e-qualcosa che regna sovrano. La tabella riportata qui di seguito illustra come varia la massima apertura disponibile lungo l’escursione focale dell’obiettivo.

tab1

 

 

 

Stando sul semplice, ecco com’è la situazione alle focali più importanti.


tab2

 

 

 

Si tratta comunque di una valutazione positiva, considerato che molti obiettivi universali di pari escursione focale impongono l’apertura massima a f/5,6 già agli 80-90 mm.

Qualche conclusione

La diffusione degli zoom 18-200 mm per reflex digitali è simile - anche in quanto a escursione focale - a quella dei “vecchi” zoom 28-300 mm del mondo del pieno formato analogico. Con in più due vantaggi: oggi i produttori possono adottare una costruzione generalmente più semplice, dato che l’area da coprire non è quella del 24x36 mm, e inserire opportuni sistemi di stabilizzazione ottica senza far lievitare troppo il prezzo dell’obiettivo.
A parte questo, il giudizio complessivo sui superzoom 11x come il Nikkor che abbiamo provato è un po’ quello che si è sempre espresso sui vecchi 28-300 mm: fanno abbastanza bene un po’ tutto, sono pratici, non hanno punte di eccellenza e impongono qualche compromesso in quanto a luminosità.
L’obiettivo Nikon oggetto della nostra prova fa digerire meglio della media questi compromessi. E’ sì un obiettivo “lento” per costruzione, ma grazie alla funzione VR anche i fotografi che si ritengono capaci di stare molto fermi si troveranno un margine di un paio di stop e mezzo, se non tre, che fa comodo in molte occasioni.
In sostanza il Nikkor AF-S VR 18-200/3,5-5,6 G IF-ED ci è parso un obiettivo tuttofare di qualità più che buona, solido e senza difetti di rilievo. Il cartellino del prezzo è elevato rispetto alla media del mercato, ma in realtà è giustificato da una luminosità un po’ migliore della media, da un motore autofocus veloce e silenzioso e soprattutto da un buon sistema antivibrazioni.


Archivio      feb 28, 13:09