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Tecnica



Aperture diventa maggiorenne

Con la versione 2.0 il software Apple raggiunge una sua maturità e si propone come vera alternativa a Photoshop Lightroom
di Francesco Varano

L’arrivo di una nuova versione di Apple Aperture non può che fare piacere a chi si occupa di fotografia cosiddetta “prosumer” (la fascia di fotografi che si colloca tra quella professionale e quella amatoriale, per intenderci). I software destinati a questa fascia di appassionati restano sostanzialmente due - Aperture, appunto, e Photoshop Lightroom di Adobe - e la spinta a inserirvi nuove funzioni viene solo dalla concorrenza tra loro. Limitatamente, purtroppo, a chi usa un Mac e può quindi esaminare entrambe le alternative.
Aperture aveva un po’ di svantaggio da recuperare rispetto a Lightroom, uno svantaggio derivante in parte da alcune mancanze della sua prima versione, ma soprattutto dal dover superare l’inerzia di chi per il fotoritocco mette in campo Photoshop “full” (nemmeno Lightroom) anche quando il massimo che deve fare è equilibrare un po’ luci e ombre nelle foto delle vacanze. Aperture 2 prova a essere più convincente di Aperture 1.5: in buona parte anticipiamo che ci riesce, pur mantenendo alcune scelte di interfaccia e flusso di lavoro che possono non trovare d’accordo tutti.

Al lancio di Aperture 2 si apprezza subito un miglioramento sostanziale nell’interfaccia, decisamente più ordinata della versione precedente. Sembra ormai che il look in grigio più o meno scuro sia obbligatorio nelle applicazioni professionali Apple - e onestamente non capiamo perché debbano diventare grigi anche i pulsantini colorati che in migliaia di altre applicazioni sono rossi, gialli e verdi - ma in questo caso la scelta estetica non penalizza troppo la leggibilità e l’usabilità del programma.


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 L'interfaccia standard di Apertur 2.0


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A confronto, l'interfaccia standard della versione 1.5

Parlando di interfaccia, va fatta una doverosa premessa. Aperture è stato strutturato da sempre in modo diverso dal concorrente diretto Lightroom. Il software Adobe segue una impostazione piuttosto strutturata e ben distinta nelle sue cinque sezioni (Library, Develop, Slideshow, Print e Web), che corrispondono a momenti diversi del flusso di lavoro fotografico (rispettivamente l’importazione delle foto, l’elaborazione grafica, l’output su video, carta o Web). Aperture è più "anarchico" e tende a mettere a disposizione sempre tutti gli strumenti che ha, senza spingere il suo utente a seguire dei passi ben precisi in sequenza. Non è detto che un approccio sia migliore dell’altro, dipende da come ognuno di noi è abituato a lavorare.
Il problema per Aperture 1.5 era che talvolta questa elasticità finiva per confondere, a causa di una interfaccia sin troppo ricca e poco personalizzabile. Apple sembra aver raccolto le segnalazioni dei critici e in Aperture 2 ha introdotto una maggiore strutturazione. Tutti i comandi più importanti sono raggruppati in tre pannelli posti a sinistra: Projects, Metadata e Adjustments.

Il primo permette di navigare fra i progetti e al loro interno

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Il pannello Projects


Il secondo visualizza e permette di gestire i metadati di ciascuna foto

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          Il pannello Metadata


Il terzo è il più importante e comprende tutti gli strumenti per il fotoritocco

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      Il pannello Adjustments per le regolazioni di fotoritocco, prima parte



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    Il pannello Adjustments per le regolazioni di fotoritocco, seconda parte



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      Il pannello Adjustments per le regolazioni di fotoritocco, terza parte


Sono invece spariti tutti i pulsantini che in Aperture 1.5 popolavano la barra superiore della finestra. Alcuni si trovano nella parte inferiore, altri appaiono solo nella visualizzazione a pieno schermo, ossia quando sono davvero necessari.

Pollice decisamente su per quanto riguarda la personalizzazione del software. Con il comando Commands / Customize si apre una finestra che permette di collegare praticamente tutti i comandi dei menu di Aperture 2 a una particolare sequenza di tasti. Questo è utile per assegnare una "scorciatoia" da tastiera ai comandi che non ce l’hanno, ma anche per modificare le scorciatoie che già ci sono e che per qualche motivo non ci soddisfano. Anche la barra degli strumenti (quella sulla parte superiore della finestra principale) è completamente personalizzabile.

 

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La schermata per la configurazione delle scorciatoie della tastiera

Una delle critiche che hanno colpito maggiormente Aperture era legata alla sua lentezza, specie nella primissima release 1.0. Aperture 2 da questo punto di vista fa segnare un netto passo avanti, evidente subito nel momento in cui importiamo una cartella di immagini in un progetto.
Per velocizzare le operazioni soprattutto nella fase in cui la rapidità è maggiormente apprezzata - ossia la consultazione di tutta una cartella di immagini - Apple ha introdotto in Aperture una delle sue novità principali: la modalità Quick Preview.


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Miniatura e anteprima di Quick Preview, come si vedono “esplorando” la Libreria di Aperture 2

In Aperture 1.5 sfogliare una cartella di immagini RAW poteva essere piuttosto frustrante, perché il software, prima di visualizzare completamente l’immagine, doveva interpretare tutto il file RAW. In Aperture 2 Apple rende possibile un’altra strada, già adottata da altri software di gestione delle immagini digitali. Attivando la modalità Quick Preview, Aperture associa a ogni immagine RAW due altre immagini JPG: una miniatura che viene mostrata nella sezione inferiore del browser immagini e una anteprima di dimensioni più grandi, che viene visualizzata nella parte principale della schermata del software al posto del rendering del file RAW. Le anteprime possono essere condivise con gli altri software Apple della suite iLife, in particolare iPhoto.


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La sezione delle Preferenze di Aperture 2 che permette di impostare dei limiti alle anteprime di Quick Preview


Il guadagno in velocità di consultazione è evidente, lo abbiamo testato un po’ "spannometricamente" importando una cartella di 64 scatti RAW di una Fuji S5 Pro (quindi file "grezzi" piuttosto pesanti) e scorrendoli il più velocemente possibile (banalmente, tenendo premuto il tasto freccia destra della nostra tastiera). Aperture 1.5 ha richiesto undici secondi per scorrere la sequenza di scatti, mentre Aperture 2 solo quattro. Ribadiamo che il nostro non è stato certamente un test scientifico, ma dà l’idea dei miglioramenti apportati al software.
Lo svantaggio di Quick Preview è che richiede un non trascurabile spazio su disco, perché inserisce nella Libreria di Aperture la miniatura e l’anteprima di ciascuna immagine originaria. Nel nostro caso le due immagini JPG pesavano insieme circa 300 KB, moltiplichiamo questo valore per la sessantina di scatti del progetto di esempio e arriviamo a circa 15-20 MB di spazio disco occupato per supportare Quick Preview.
Per chi ha una Libreria con migliaia di scatti il “peso” di Quick Preview può essere troppo. Apple offre un modo per limitare il problema nella sezione Preview delle sue Preferenze: qui si possono definire la qualità dei file JPG delle anteprime e la massima dimensione (in pixel) a cui le anteprime stesse possono arrivare. E se proprio il peso è eccessivo, si possono eliminare le anteprime JPG anche per singolo progetto.


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           No ritocchi


L’elemento caratterizzante di un software per fotografi dovrebbero essere le sue funzioni di fotoritocco. Per questo aspetto Aperture 1.5 non aveva importanti punti deboli rispetto al concorrente Lightroom, tranne uno: la presenza nel software Adobe dello strumento Vibrance. In effetti si trattava di un “plus” di Lightroom rispetto a qualsiasi altro software, perché era stato introdotto in Lightroom addirittura prima che in Photoshop (nella versione CS3).
Aperture 2 ha un tool analogo, battezzato Vibrancy. Il suo scopo, come il Vibrance di Adobe, è dare più “vita” ai colori di un’immagine senza apportare gli effetti spiacevoli - specialmente sugli incarnati - che derivano da un uso eccessivo della Saturazione.


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La stessa immagine, con un valore di Vibrancy pari a 1,0 (courtesy Anna Maria Simonini

Ci sembra che Vibrancy funzioni molto bene. Per mostrarlo siamo partiti da una foto (NORITOCCHI.TIFF) in cui “ravvivare” i colori con la Saturazione avrebbe finito inevitabilmente per rovinare l’incarnato della piccola protagonista. In una elaborazione (VIBRANCY10.TIFF) abbiamo portato Vibrancy a 1,0 - volutamente un valore alto, ci si poteva fermare prima - e il cambiamento è evidente: ne guadagnano alcune aree colorate (specialmente il lecca-lecca della Statua della Libertà), ne soffrono un po’ altre (l’ombra sulla maglietta della bambina tende troppo all’azzurro) ma l’incarnato non è rovinato.

Un altro tool utile di Aperture 2 è il cursore Definition, che insieme a Vibrancy aiuta a dare “forza” alle immagini. Definition aumenta il contrasto delle immagini in maniera selettiva e sarà gradito soprattutto da chi non può, o non vuole, scattare in RAW e per questo si trova a battagliare con file JPG sin troppo morbidi. I risultati possono essere buoni, ma Definition va usato con moderazione: sia per motivi di buon gusto (a meno che non si cerchi l’effetto creativo), sia perché aumenta il rumore dell’immagine. Nelle immagini allegate a questa recensione potete vedere la stessa immagine prima portata a 1,0 di Vibrancy che è stata “spinta” a 0,8 di Definition (VIBR10DEFI08.TIFF).


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L’immagine di prima con il parametro Definition portato a 0,8 (courtesy Anna Maria Simonini)


Gli altri miglioramenti di Aperture 2 non sono altrettanto significativi, anche se le nuove funzioni introdotte da Apple nel software sono un centinaio. Vale la pena segnalare la presenza dei tool per la vignettatura e la de-vignettatura (attenzione, non sono mostrati nella configurazione standard del pannello Adjustments) che non ci sono sembrati completamente riusciti e al livello delle analoghe funzioni di Lightroom, la già citata integrazione con diverse altre applicazioni Apple, la possibilità di esportare direttamente le immagini verso le Web Gallery .Mac e poco più.
Una citazione a parte la merita il “tethering”, ossia la possibilità di pilotare una fotocamera digitale direttamente da Aperture. La funzione è utile in ambiti piuttosto limitati - essenzialmente in studio - ma è comunque interessante, peccato che l’elenco delle reflex digitali supportate sia limitato e registri l’assenza di modelli importanti (uno per tutte, la EOS 1D Mark III) e neanche troppo recenti.

Non si possono tirare conclusioni su questa nuova versione di Aperture senza riconsiderare un po’ la sua storia. Aperture 1.0 ha avuto il merito di creare una nicchia di mercato, Aperture 1.5 è stata una doverosa risposta a Lightroom ma cambiava poco la sostanza del confronto, l’impressione di chi scrive è che con la versione 2 Aperture esca dalla sua fase per così dire adolescenziale.
Apple ha abbandonato un’interfaccia che sembrava voler essere originale per il puro piacere di esserlo ma che era poco funzionale, le funzioni di elaborazione grafica sono migliorate rispetto ad Aperture 1.5 e ora il software dà la sensazione di avere per le mani funzioni allo stesso tempo potenti ma non complesse da sfruttare. Certo di difetti ce ne sono ancora (i caratteri troppo piccoli dell’interfaccia, il brutto vizio Apple di prevedere nei suoi software solo l’esportazione verso .Mac...) e la lista delle funzioni che vorremmo vedere è ancora lunghina. Ma queste considerazioni valgono un po’ per tutti i programmi dello stesso livello.

(credit foto: Anna Maria Simonini)

Archivio      mar 19, 10:39